generatori casuali

C’erano un volta i generatori automatici. Storia di un hobby preveggente.

Ho scritto il mio primo generatore automatico tra il 2014 e il 2015.

Già molto prima dell’AI, ero assolutamente affascinata dalla generazione casuale, la cugina impertinente dell’accumulazione, anche se allora era una casualità controllata, in cui gli input e la loro interazione dovevano essere molto ben architettati per dare risultati buoni.

Ma quella parte di progettazione era bellissima.

Trovare le strutture, scovare i pattern, le idiosincrasie, i cliché e poi scardinarle… che meraviglia!

Quando ho finalmente trovato lo script adatto, il gioco mi ha stregato: perché se è vero che tu gli dai gli elementi da combinare e lui “crea” il risultato, la cosa fantastica è che le combinazioni sono sempre andate oltre le mie aspettative.

L’ho imparato allora: il sorteggio casuale assomiglia in modo straordinario alla creatività.

Prima c’è stato il Generatore automatico di ricette creative, che un po’ scherzava con certi cliché linguistici un po’ mi divertiva e basta, completato poco dopo da un Generatore automatico di recensioni di ristoranti birbantello.

Poi è arrivato il Generatore automatico di sonetti, ispirato al padre di tutti i generatori, il Cent Mille Milliards de Poèmes di Queneau, di fatto un generatore analogico, un libro composto da dieci fogli divisi in 14 striscie, un verso per ciascuna, che combinandosi generavano ben centomila miliardi di poemi. Allo stesso modo, ho scritto 10 sonetti (di qualità discutibile) che si combinano tra loro.

C’è stato anche un Generatore automatico di schede di vino, con cui mi sono divertita a scovare i nomi dei vini più buffi (e naturalmente ci ho messo del mio), un Generatore automatico di complimenti e uno (come avrei potuto resistere?) di supercazzole.

Tra i più divertenti da scrivere, il Generatore automatico di di proverbi difettosi ma soprattutto quello di parole inedite.

Ho smesso tra il 2022 e il 2023, non perché mi fossi stancata, ma perché con l’avvento dell’AI questi generatori casalinghi hanno perso un (bel) po’ del loro fascino.

Oggi l’AI sa fare cose strabilianti, generative sul serio, non meramente combinatorie; nel frattempo, l’asticella della meraviglia si è alzata tantissimo, e questi piccoli generatori artigianali fanno un po’ poco rispetto a quanto siamo già abituati a ritenere il minimo sindacale.

Intendiamoci: l’AI mi affascina. In fondo è un mega generatore di proporzioni vertiginose, un oncredibile strumento creativo: come potrei non esserne intrigata?

Anzi, ho desiderato qualcosa del genere da molto prima che fosse una possibilità concreta: i generatori di allora, con quelle arie di onniscienza che si davano, cercavano di accontentare un pezzetto di quel desiderio, senza sapere che presto sarebbe successo.

Era un hobby preveggente 🙂

E quindi ogni tanto ridacchio rileggendone qualcuno, ma il tempo dei generatori è finito, e va bene così.

Li terrò come ricordo, anche perché poche volte nella mia vita ho riso così tanto scrivendo qualcosa.

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