La classifica degli odori più amati: risultati del sondaggio!

la classifica degli odori più amatiQualche tempo fa mi sono accorta che non c’erano una classifica degli odori più amati italiana, mentre ne trovavo con facilità di provenienza inglese e americana.

Prima per mia curiosità, ho cominciato a chiedere ad amici e conoscenti quali fossero i loro odori preferiti, principalmente per verificare i dati stranieri: avevo il dubbio, per esempio, che il bacon non fosse un odore così amato da noi (lo so, non mi sfugge niente, ahaha).

È successo però che man mano che ricevevo le risposte mi sono divertita e incuriosita tantissimo, e mi è venuta voglia di ampliare la scala. Ho chiesto aiuto su tutti i miei social, ma anche a due belle community che frequento sul web, come Adjiumi, un delizioso gruppo di amanti dei profumi, e le Socialgnock, una brillante community di donne che lavorano nel digital.

Non ho dato limiti al numero di risposte che i partecipanti potevano dare (c’è chi me ne ha data solo una e chi dieci) e infatti questa classifica degli odori più amati ha racimolato oltre 250 voci!

Alla fine hanno risposto quasi quattrocento persone, che mi hanno aiutato a farmi un’idea sugli odori più amati in Italia.
Grazie di cuore a tutt3 per l’aiuto.

Ecco i risultati:

Posizione  Odore Punti
1 L’odore del pane pane caldo appena sfornato 81
2 L’odore del mare (dell’aria salmastra, dell’oceano) 69
3 L’odore della pioggia (petricore, aria dopo la pioggia) 62
4 L’odore del caffè 50
5 L’odore del gelsomino 45
6 L’odore della lavanda 44
7 L’odore dell’erba tagliata 37
8 L’odore dei dolci in cottura o appena sfornati 34
9 L’odore della benzina  33
10 L’odore del legno che brucia nel camino 29
11 L’odore della vaniglia 27
12 L’odore del dei libri nuovi (appena aperti, delle librerie) 25
L’odore della rosa 25
13 L’odore del borotalco 21
14 L’odore degli agrumi 20
15 L’odore dei fiori d’arancio (zagara,neroli) 19
16 L’odore dei limoni 18
17 L’odore del basilico 17
L’odore del bosco 17
18 L’odore della cannella 16
19 L’odore della biancheria pulita (lenzuola appena cambiate, bucato pulito) 15
L’odore della pizza 15
L’odore di muschio bianco 15
L’odore del legno 15
20 L’odore del bucato steso al sole 14
L’odore della menta 14
L’odore della terra bagnata 14
L’odore di cuoio e pelle 14
21 L’odore della torta di mele (mele e cannella) 13
L’odore dei neonati 13
22 L’odore della carne alla griglia 12
L’odore del caffè appena macinato 12
23 L’odore del bergamotto 11
L’odore del sandalo 11
24 L’odore di pulito 10
L’odore della fresia 10
L’odore della coccoina 10
L’odore del tiglio 10
L’odore dei libri 10
L’odore di fieno 10
L’odore della macchia mediterranea 10
25 L’odore del rosmarino 9
L’odore del cioccolato 9
L’odore della pineta 9
L’odore della resina del legno 9
L’odore della neve 9
L’odore del partner 9
L’odore dei propri figli 9
26 L’odore dei vecchi libri 8
L’odore del sole sulla pelle 8
L’odore del soffritto 8
L’odore del fico 8
L’odore dell’origano 8
L’odore dell’arancia 8
27 L’odore della montagna 7
L’odore della mimosa 7
28 L’odore dell’incenso 6
L’odore della magnolia 6
L’odore della pioggia sull’asfalto 6
29 L’odore dei solventi 5
L’odore del mio cane 5
L’odore delle figurine 5
L’odore della violetta 5
L’odore della primavera 5
L’odore del mughetto 5
L’odore della cantina 5
L’odore delle pasticcerie 5
L’odore del ragù 5
L’odore del mandarino 5
L’odore della mamma 5
30 L’odore dell’elicriso 4
L’odore del pennarello indelebile 4
L’odore della tuberosa 4
L’odore della vernice 4
L’odore dell sesso femminile 4
L’odore del proprio gatto 4
L’odore della gardenia 4
L’odore del mango 4
L’odore del frangipani 4
L’odore del cocco 4
L’odore della colla 4
L’odore della tintoria 4
L’odore della nebbia 4
L’odore delle spezie 4
L’odore dell’abete 4
L’odore del rossetto 4
31 L’odore del whisky torbato 3
L’odore del lillà 3
L’odore del giacinto 3
L’odore dello zenzero 3
L’odore del timo 3
L’odore dello smalto 3
L’odore della sabbia 3
L’odore della liquerizia 3
L’odore delle matite colorate 3
L’odore di cloro della piscina 3
L’odore delle caldarroste 3
L’odore della focaccia 3
L’odore dell’aria prima della pioggia 3
L’odore dellla crema solare 3
L’odore del caffelatte 3
L’odore del caffè appena tostao 3
L’odore delle matite appena temperate 3
L’odore del sugo di pomodoro in cottura 3
L’odore dei chiodi garofano 3
L’odore del vino rosso 3
L’odore della camomilla 3
L’odore della marijuana 3
L’odore del calicantus 3
L’odore della frutta matura 3
L’odore del sapone di marsiglia 3
L’odore dell’inchiostro 3
L’odore dell’oleafragrans 3
L’odore della cucina di casa 3
L’odore del tiarè 3
L’odore dell’alloro 3
32 L’odore della pesca gialla 2
L’odore del pollo allo spiedo 2
L’odore della stufa 2
L’odore del glicine 2
L’odore del mirto 2
L’odore dell’asfalto 2
L’odore della verbena 2
L’odore del miele 2
L’odore di mandorla 2
L’odore delle città di mare 2
L’odore delle campagne (letame incluso) 2
L’odore della saponetta 2
L’odore dell’acacia in fiore 2
L’odore del sigaro 2
L’odore del pesto nel mortaio 2
L’odore dell’anice 2
L’odore dell’iris 2
L’odore dell’albicocca 2
L’odore dell’eucalipto 2
L’odore della mela 2
L’odore della pelle appena lavata 2
L’odore del gin 2
L’odore della scuderia 2
L’odore della pipa 2
L’odore del latte 2
L’odore della muffa del salame 2
L’odore della carta 2
L’odore del coriandolo 2
L’odore della carta appena stampata) 2
L’odore del burro cacao 2
L’odore dello champagne 2
L’odore della propria pelle sudata 2
33 L’odore della carta di Eritrea 1
L’odore dei minimarket di periferia 1
L’odore dei propri calzini 1
L’odore del caprino fresco 1
L’odore del geranio odoroso 1
L’odore del limoncello 1
L’odore della crema Nivea 1
L’odore del legna bruciata fredda 1
L’odore dei gessetti 1
L’odore dei fiammiferi 1
L’odore dell’aria pungente 1
L’odore del lime 1
L’odore del pepe rosa 1
L’odore della scolorina per stilogrfica 1
L’odore della grigliata di pesce 1
L’odore della casa della propria nonna 1
L’odore delle zeppole 1
L’odore del vix vaporub 1
L’odore delle big babol 1
L’odore dei frizzi pazzi 1
L’odore del disinfettante 1
L’odore del rum 1
L’odore dei fiori di mandorlo 1
L’odore della smerigliatrice 1
L’odore del cacao 1
L’odore dell’orzata 1
L’odore delle sterpaglie che bruciano 1
L’odore delle frittura di pesce 1
L’odore della pancetta su piastra 1
L’odore del das 1
L’odore delle verdure a foglia verde 1
L’odore della cera d’api 1
L’odore della gomma nera per pavimenti 1
L’odore dei frutti estivi 1
L’odore della linfa delle foglie 1
L’odore dei funghi 1
L’odore del tartufo 1
L’odore dell’alcool denaturato 1
L’odore del mosto 1
L’odore dei fiori sambuco 1
L’odore della candeggina 1
L’odore della torba in irlanda 1
L’odore dellla propria nonna 1
L’odore del brodo manzo 1
L’odore delle giunchiglie 1
L’odore della birra 1
L’odore dell’uovo fritto 1
L’odore della zuppa di miso 1
L’odore del bagnoschiuma 1
L’odore del fiume 1
L’odore del tè sencha 1
L’odore dell’aglio e prezzemolo 1
L’odore del tatami 1
L’odore della salvia 1
L’odore della nepitella 1
L’odore del ciliegio in fiore 1
L’odore delle pescherie 1
L’odore della mortadella 1
L’odore del minestrone 1
L’odore del sushi 1
L’odore della santoreggia 1
L’odore delle peonie 1
L’odore dello spigo 1
L’odore degli acidi per lo sviluppo delle fotografie 1
L’odore dello zucchero filato 1
L’odore del legno di rosa 1
L’odore dell’elemi 1
L’odore dei fiori di limone 1
L’odore del cantalupo 1
L’odore dell’i-phone 1
L’odore della foglia di pomodoro 1
L’odore del burro 1
L’odore del latte di mandorla 1
L’odore della cioccolata calda 1
L’odore della noce moscata 1
L’odore di arancia e cannella 1
L’odore del caffè al ginseng 1
L’odore del pop corn 1
L’odore del nardo 1
L’odore della murgia 1
L’odore dei garofani 1
L’odore della mirra 1
L’odore dell’ananas 1
L’odore della ruggine 1
L’odore dell’olio d’oliva 1
L’odore del tè 1
L’odore dell’aglio nel burro 1
L’odore di Londra 1
L’odore delle stagioni quando cambiano 1
L’odore del vin brulè 1
L’odore dell’osmanto 1
L’odore della fragola 1
L’odore delle autofficine 1
L’odore del pitosforo 1
L’odore del cotone 1
L’odore dell’evidenziatore 1
L’odore dell’aglio 1
L’odore della torta salata in cottura 1
L’odore dell’arrosto con patate 1
L’odore canforato del balsamo di tigre 1
L’odore delle acque ferme dei porti 1
L’odore dei vecchi fumetti di Topolino 1
L’odore del pianoforte 1
L’odore della candeggina 1
L’odore del palo santo 1
L’odore delle cartolerie 1
L’odore del tea tree 1
L’odore dello zucchero 1
L’odore della crema pasticcera 1
L’odore delle pallline da tennis 1
L’odore della propria casa 1
L’odore delle case dei vecchi 1
L’odore della rucola 1
L’odore della macchina nuova 1
L’odore delle case di campagna 1
L’odore dell’aria limpida 1

il cibo e i 5 sensi

Siamo tutti convinti di esercitare il gusto, di avere un gusto, e qualcuno pure di averne più degli altri.

Ci ripetiamo anche che i gusti sono gusti, annuendo davanti all’amico che giura sulla reale bontà dell’hamburger di quel fast food, perché lui lo mangia proprio per suo gusto, eh?

La realtà, invece, è un po’ diversa.

Cibo, gusto e fuffa

Ragazzi, non è vero niente: il gusto è un’illusione, o poco più.

Non lo dico io, lo dicono proprio i testi di neuroscienze.

Il gusto è un senso debole. Le nostre papille gustative, riconoscono solo 5 gusti base: il dolce, il salato, l’acido, l’amaro e l’umami.

Tradotto significa che il nostro amico nell’hamburger riconosce chiaramente il salato, l’acido del cetriolo sott’aceto, l’agrodolce del ketchup; il resto lo fanno altri sensi, mica il gusto.

D: Ma allora tutte quelle belle sfumature di pepe del Sechzuan e cumino nero della Malesia colte all’alba da una danzatrice del ventre al suono dei suoi dieci braccialetti d’oro tintinnanti?

R: Ci sono, certo. Ma attenzione: non è il gusto che le coglie.

La vita segreta dell’odorato

È noto e attestato quanto l‘odorato arricchisca la percezione del gusto di una gamma enorme di sfumature. La cipolla e la mela, per esempio, senza l’odorato hanno un sapore molto simile.

Tornando all’hamburger, che comunque non è il piatto più ricco di sfumature che mi venga in mente, senza olfatto il ketchup sarebbe solo uno sciroppino dolce, la polpetta di carne, cartone pressato, il pane una specie di spugna con un vago sapore dolciastro: anche le poche sfumature dell’hamburger le aggiunge il naso.

L’odorato la sa lunga: siamo noi che non ci rendiamo conto di quanto lo usiamo. Provate a mettere un po’ di zucchero e cannella in una fialetta a chiusura ermetica e assagiatelo prima a naso chiuso e poi a naso aperto: vedrete che differenza!

Il cibo e la vista

La vista, invece, è l’equivalente algido e razionale dell’odorato: decide da lontano se quella roba lì che sta sul nostro piatto è commestibile, se ci può piacere, e quanto.

Molto spesso ci informa sulla sua temperatura e sulla sua consistenza, ma non sempre ci azzecca, proprio perché si basa solo sulle apparenze. Il fumo vuol dire che il piatto è caldo, ma potrebbe anche significare che c’è una sigaretta accesa in posacenere lì vicino, per esempio.

La vista si occupa  solo di ciò che sembra, che poi è il cuore del mio lavoro da food stylist: creare del cibo che seduca irrimediabilmente la vista, che la convinca della bontà di quel cibo, approfittandosi biecamente della sua sicumera.

Che poi è la stessa ragione per cui ci sono meravigliose foto di hamburger perfetti e deliziosi in bella vista in ogni fast food: in modo che il nostro amico di sopra li veda, li desideri e cominci a salivare.

E l’udito che c’entra con il cibo?

Sembra stia lì zitto e buono, ma anche lui fa parte della banda, anche lui influenza la nostra percezione del gusto.

Mettiamo che dopo l’hamburger il vostro amico, ormai anche un po’ mio, sia preso dall’irrefrenabile desiderio di un cartocio di patatine fritte: a seconda di quanto fanno crock, le percepirà più buone. Calde, croccanti, salate: tra tutti questi stimoli, il gusto passa completamente in secondo piano, perchè non è il gusto che cerchiamo nelle patatine fritte, ma piuttosto un’insieme di sensazioni.

Idem con le bevande gassate: non è un gusto ma un complesso di sensazioni: tattili (gas + temperatura), auditive (sempre il gas), olfattive (aromi vari) e solo in minima parte un’esperienza gustativa (il dolce).

Anche qui, non invento nulla, benché ammetto che la cosa mi diverta assai.

C’è un famoso esperimento di Zampetti e Spencer, durante il quale hanno somministrate  a un gruppo di volontari delle patatatine un po’ stantie. Metà del gruppo è stato sottoposto all’ascolto di alcune modulazioni sonore, l’altra metà no. Indovinate un po’? Il primo gruppo ha valutato le patatine più buone del secondo. Insomma ci si mette anche l’udito a confondere le acque.

Ma non è finita qui.

Ci mancava solo il tatto…

Il senso più sottovalutato di tutti nell’esperienza gustativa, anzi diciamo pure bellamente ignorato, è il tatto.

Sì: le sensazioni tattili dentro la bocca, sul palato, sulla lingua, sono spesso percepite come un tutt’uno con il gusto. Quante volte avete sentito parlare di un sapore cremoso? Di un gusto fresco? Di un gusto morbido? Ecco, diciamolo: queste qualità non sono gustative: sono tattili.

Molto spesso crediamo di esercitare il gusto e invece stiamo usando soprattutto il tatto. Nell’ hamburger, per esempio, che ormai è un po’ nostro, non più solo dell’amico, noteremo la consistenza del pane soffice, la carne tiepida e più consistente, il formaggio fuso morbido e cremoso, il fresco della lattuga e del pomodoro.

A ben guardare, tutta la grande famiglia del comfort food ha in comune consistenze molto piacevoli al tatto, accompagnate da gusti forti, netti, ben riconoscibili: è a questo mix di piacere sensoriale e familiarità, a mio parere che dobbiamo il reale, innegabile, effetto di conforto.

Ricapitolando

E quindi? A cosa ci serve sapere tutto questo?

Prima di tutto, ci spiega che tipo di stimolazione ricerchiamo nel cibo.

Ho notato che spesso al gusto si accompagna un senso dominante, e immagino si possa allineare alla divisione in cenestesici, auditivi e visivi della PNL: i primi con olfatto o sensibilità tattile spiccatissima; i secondi attenti al côté sonoro del cibo, gli ultimi più sensibili all’aspetto estetico del piatto.

Ecco, quel senso nascosto dietro il gusto è spesso una delle chiavi delle scelte che facciamo.

Si può vivere benissimo anche senza saperlo, ovviamente, e mangiare per gratificare i sensi, con intento più o meno consciamente consolatorio.

Tutto questo, però, è molto diverso dal dare al nostro organismo quello di cui ha davvero bisogno (che può essere, magari, di cibo croccante ma non di chips), e anche dall’esercitare pienamente i nostri 5 sensi.

Saperlo, è gettare un ponte tra il consapevole e l’inconsapevole: un allargamento di visione, che, come tutta la conoscenza nella vita, serve a mettersi in grado di scegliere bene, capire meglio noi stessi, gli altri – e persino quell’amico amante degli hamburger.

Credits: pic by Anastasiia Rozumna @ unsplash.com

10 cose buonissime da fare a Cagliari

dinosauri a CagliariMi rendo conto ora che non ho mai parlato di Cagliari.

Forse perché è una città che non fa rumore. Sta lì, tranquilla, placidamente affacciata sul Mediterraneo, e in genere nessuno si aspetta niente di preciso da lei.
Invece, a guardar bene, ha una lunga storia, ancora leggibile sulla sua topografia, fenici, romani, pisani, spagnoli, e poi il mare, dall’altra parte, che sbarra la strada a sud.
La via principale si chiama via Roma come in tutte le città d’Italia, ma qui ha il pregio di sfumare in un porto di una certa eleganza, nonostante i traghetti e le navi crociera che lo frequentano con assiduità.

Poi i vicoletti dietro il porto risalgono pian piano verso la parte antica, il Castello, il quartiere che un tempo ospitava i nobili, arroccato su una delle sue tante colline, e adesso ospita ancora una serie di viste memorabili dagli alti bastioni. Toccato il suo apice verticale, la città si distende e si spande in tutte le direzioni, e più ci si allontana dal centro, come sempre, più si allenta il legame con il passato, ma non con i parchi di cui è disseminata, non con il mare, che si raggiunge velocemente da ogni parte, non con il vento, che è sempre dappertutto come solo lui sa.

Ma soprattutto è un posto dove si mangia molto bene.

Ho preso nota delle mie attività food preferite a Cagliari, in caso quest’estate passiate di là.

1) Comprare il pesce al mercato di San Benedetto
C’è un intero piano, quello interrato, dedicato al pesce, freschissimo e a prezzi commoventi. Alla sofferenza di scegliere – perché se dessi retta mi comprerei ogni volta tutto il mercato – si affianca il piacere di comprare, tornare a casa, invadere la cucina dei miei e celebrare come si deve il mio bottino ittico. La meraviglia.

Mercato di San Benedetto, Via Cocco Ortu, 50.
Orari di apertura: dal lunedì al sabato, 7-14.

2) Pranzare al sole da Dal corsaro o al Fork.
Il ristorante dello chef Stefano Deidda ha due anime: il ristorante gourmet, Al Corsaro, e il bistrot, il Fork, con proposte più semplici ma sempre di livello altissimo. Nelle belle giornate, che a Cagliari sono parecchie, mi piace mangiare sui tavolini fuori, possibilmente con vista mare.

Dal Corsaro, Viale Regina Margherita, 28.
Orari di apertura: dal lunedì al sabato 12–15, 19–23.

3) Mangiare la carbonara di mare di Pomata
Nella stessa via, pochi passi più avanti, c’è anche il ristorante di Luigi Pomata. Carlofortino, ha un menù incentrato quasi esclusivamente sul tonno – e che tonno, perdinci! La cucina ha un tocco creativo di ispirazione nipponica: c’è molto crudo, una scelta di ostriche davvero notevole e in assoluto la migliore carbonara di mare che abbia mai mangiato. Eh.

Luigi Pomata, Viale Regina Margherita, 14.
Orari di apertura: dal lunedì al sabato 13–15, 20–23.

4) Bere un calice di vino da Cucina.eat
Bistrot gourmet con una cantina strepitosa, ambiente elegante ma informale, Cucina.eat è sia un punto di riferimento che una certezza: quella di bere benissimo. Nel piccolo piccolo shop si trovano pasta, salse, conservati, ma anche attrezzi di cucina, libri, spezie e naturalmente vini, tutto di altissima qualità. A marzo ho avuto il piacere di organizzare con loro una bella cena letteraria legata a Sesso, droghe e macarons  e sto scrivendo il nuovo libro praticamente solo per avere la scusa per ripetere.

Cucina.eat, Piazza Galilei, 1.
Orari di apertura: dal lunedì al sabato 10.30-15.30-17.30-23.30.

5) Scegliere una bottiglia da Biondi
Enoteca con piccolo shop di formaggi, salumi, biscotteria e alimentari di qualità italiani e stranieri, come foie gras e caviale. Molto accurata la selezione di champagne (una passione del proprietario) e di vini francesi. Organizzano spesso degustazioni e aperitivi molto interessanti. Un posto piacevole e un proprietario cordiale e prodigo di suggerimenti preziosi.

Enoteca Biondi, Viale Regina Margherita, 83.
Orari di apertura: dal lunedì al sabato 10–14, 17–21.30.

6) Prendere un aperitivo alla Bottega di Cibele 
Ottimo shop di prodotti di grande qualità, con un occhio alla gastronomia e uno alla cucina naturale. Interessanti anche le degustazioni, pensate sempre con l’intento di far conoscere piccole eccellenze locali. Fanno anche un aperitivo molto carino: calice di prosecco + tagliere di salumi selezionati da loro. C’è anche il capocollo de le Santorine, per dire.

La bottega di Cibele, Via Puccini, 3a.
Orari di apertura: dal lunedì al venerdì 8.30-20.30, sabato 08.30–13.30, 17.30–20.30.

7) Mangiare un gelato da Aresu
Una gelateria in centro, ma da scovare, che accosta gusti classici splendidamente declinati (zabaione, mandorla) a gusti più arditi o insoliti: latte di rosa, tzatziki, basilico con pistacchio, finocchietto selvatico, more di gelso etc.
Per quanto mi riguarda, il suo gelato al pistacchio è il migliore di sempre.

Il gelato, Corso Vittorio Emanuele II, 244.
Orari di apertura: dal martedì al venerdì 13:45–22:30, sabato 12–14, 17–23:15, domenica 12–14, 17–22.

8) Bere un drink al tramonto al libarium
I loro drink sono discreti, ma la location è spettacolare; i tavoli sul bastione di Santa Croce hanno una vista sulla città incantevole, e quando arriva il tramonto, la bellezza è quasi insostenibile. Meglio avere un po’ d’alcool a portata di mano.

Libarium Nostrum, Via Santa Croce, 33.
Orari di apertura: dal martedì alla domenica 7.30-2, d’estate tutti i giorni.

9) Scegliere un tè da Theophile
A un’ottima selezione di tè si accompagnano cioccolati speciali, biscotteria francese, ma anche marmellate, creme, salse, composte, tapenade, oltre a teiere, tazze, filtri e tutto l’occorrente per un signor tè. Che io sappia, è il posto migliore in città per gli amanti della Camellia sinensis.

Théophile, Piazza Gramsci, 9.
Orari di apertura: dal lunedì al sabato 09–13, 17–20.

10) Pranzare in spiaggia
Una di quelle cose che per i cagliaritani è scontata e per chi non ci sta più è un lusso straordinario. Dalla città andare a pranzo al Poetto, la lunga spiaggia di Cagliari, è un attimo: diversi chioschetti aprono tutto l’anno, e se siete fortunati, in stagione, potreste trovare anche una discreta pasta ai ricci. Ma anche un’insalatona con tonno in scatola, con quel panorama, si avvicina molto alla mia idea di felicità. A patto che sia senza mais, però.

Lungomare Poetto, su Google Maps

Bon, vado: non so come, ma curiosamente mi è venuta fame.

Mangiare cucina giapponese autentica a Milano: tutti i ristoranti

Anche Barbie è interessata a mangiare cucina giapponese autentica a Milano.Ho visto la gente della mia età andare via verso all-you-can-eat pieni di sushi fatto col riso caldo e pesce tagliato con l’accetta; ho visto persone cercare sashimi su menù voluminosi, nascosti tra gli involtini primavera e il trancio di spada; ho visto genti entusiaste di locali in cui “ti strafoghi di sushi e spendi meno che in trattoria”.

L’amore (quasi) universale per la cucina giapponese è la chiara prova che l’umami è veramente uno dei cinque gusti fondamentali e non uno dei tanti vocaboli trendy del gergo foodie.

C’è questo problema, però. Che magari mangiate pure umami, ma non è cucina giapponese.

Il Washoku, è patrimonio dell’umanità dell’UNESCO e ha caratteristiche molto precise, tra cui un’altissima qualità degli ingredienti

Mangiare cucina giapponese autentica a Milano si può, e molto più che nel resto d’Italia. Abbiamo sushi & sashimi,  il Wagyu, la pregiatissima carne bovina giapponese, ramen e gyoza, e di recente anche lo street food, onigiri e okonomiyaki in testa.

Attenzione, però: si stima che circa il 95% dei ristoranti giapponesi siano di gestione cinese, per cavalcare l’innegabile domanda di sushi, senza la conoscenza di cultura, ingredienti e tecniche che uno chef giapponese con un training di anni ha.

Riconoscere la maggior parte dei finti ristoranti giapponesi è piuttosto facile, peraltro.

1) Materia prima costosa=no low cost
L‘all-you-can-eat, il paese dei Balocchi dei golosi di umami, infatti, ha questo piccolo inconveniente: che i ristoratori devono guadagnarci qualcosa, al netto delle tasse, dei costi della materia prima e del personale. È vero, ci sono tanti trucchi per abbassare i costi, dai maki gonfi di riso, con meno pesce possibile, ai ripieni scadenti (vedi preparati al gusto di granchio, i.e. surimi), sino al riciclo creativo degli avanzi, sushi fritti in testa. Tuttavia, pagare una cena come un piatto medio di sushi misto dovrebbe insospettirvi. Sempre.

2) Marcata tendenza fusion 2-3 cucine sullo stesso menù
Se in uno stesso locale potete ordinare sia sushi che pizza, non siete finiti in paradiso: si è davanti alla classica, e perché no intelligente, offerta cinese, più ampia possibile per venire incontro ai gusti di tutti e accontentare intere generazioni. A me, per esempio, quando ero giovane, una volta ha risolto un pranzo domenicale in famiglia.
Però, repetita iuvant: sarà anche umami, ma non è cucina giapponese.

Last but not least, visto che adoro la cucina giapponese, ho pensato di mettere assieme un elenco aggiornato di locali dove si mangia autentico giapponese a Milano. La metto qui di seguito, ché magari interessano anche voi.

Itadakimasu いただきます

***Disclaimer: Poiché non li ho provati tutti personalmente, ho chiesto ad amici giapponesi ed esperti di cucina giapponese un parere su questi locali: i giudizi non sono tutti miei e non hanno in nessun caso la pretesa di essere definitivi.

RISTORANTI
Basara milano – sushi pasticceria
Via Tortona 12
Corso Italia 6
Chef: Hirohiko Shimitzu
Un locale dalla curiosa doppia vita, pasticceria e ristorante, consigliatomi per il sushi da diversi amici giapponesi. Ho avuto modo di constatarne la qualità. Prezzi medi.
Fukurou
Via Antonio Trivulzio 16
Chef: Ninomiya Yoshikazu
Mi è stato segnalato come uno dei locali di riferimento della comunità giapponese per il sushi, oltre che per il sake e altri piatti. Prezzi medio-alti.
Iyo
Via Piero della Francesca 74
Chef: Haruo Ichikawa
Unico stellato giapponese a Milano. Locale elegante, alta qualità, cucina autentica giapponese con qualche variazione fusion. Prezzi alti.
J’s Hiro
Via Carlo Vittadini 7
Proprietà giapponese, ma staff filippino. Non è in cima alle preferenze dei miei amici. Prezzi medio-alti.
Mi-To sushi bar
Via Cagnola 6
Chef: Katsurashima Masakazu
Noto sul web per i post it all’ingresso che qualcuno ha trovato aggressivi, ha invece idee graziose (il menù disegnato a mano, la musica jazz in sottofondo) e piatti discreti anche se con qualche incertezza. Prezzi medio-alti.
Poporoya
Via Bartolomeo Eustachi 17
Chef: Hirazawa Minoru, detto Shiro
Il primo sushibar di Milano, sempre molto affollato, specie di giovani milanesi. Non in cima alle preferenze dei miei amici. Prezzi medi.
Nozomi
Via Pietro Calvi 2
Me l’hanno segnalato come locale ottimo per la cucina casalinga giapponese, tra cui i ramen. Prezzi medi.
Oasi giapponese
Via Privata Raimondo Montecuccoli, 8
Chef: La signora Oshima e suo figlio Keita
Locale spartano che offre sushi, ma anche molti piatti casalinghi, da mangiare in loco o take away. Prezzi medio-bassi.
Omacasé Sushiteca®
Corso Cristoforo Colombo 1
Chef: Sho
Locale inaugurato a luglio scorso, ho trovato buono il sushi. Mi è parso di buona qualità. Prezzi medio-alti.
Osaka
Corso Garibaldi 68
Chef: Ikeda Osamu
Uno dei più antichi e tradizionali giapponesi a Milano, molto amato dalla comunità giapponese, praticamente per molti è una certezza. Prezzi alti.
Saketeca
Via Piave 5
Un locale interamente dedicato al sake dove si mangia anche cibo da osteria giapponese. Lo chef non è specificato sul sito, ma dicono che sia di origine giapponese. Prezzi medi.
Sushi B
Via Fiori Chiari 1A
Chef: Niimori Nobuya
Ambiente raffinato e cucina giapponese con un tocco di fusion. Anche questo locale mi è stato segnalato per la qualità del sushi. Prezzi medio-alti.
Sumire
Via Varese 1
Chef: Takayuki Mizuno
Consigliatomi per i piatti giapponesi quotidiani e cucina casalinga, tempura e fritti. Prezzi medi.
Tomoyoshi ENDO
via vittor pisani 13
via luigi sacco 4
Ultra decennale presenza a Milano, molto tradizionale nell’aspetto e, mi dicono, gradito alla comunità giapponese per l’attenzione ai dettagli tradizionali. Qualità buona, prezzi medio-alti.
Well Kome
Via Bezzecca 1

Non troverete sushi, in questo grazioso locale, ma piatti a a base di riso (kome, in giapponese), tempura e soba, con un’iniziativa temporanea per far conoscere la gastronomia dell’area di Nagoya. Atmosfera piacevole e cordiale, offerta interessante. Prezzi medi.
Yoshi
Via Giuseppe Parini 7
Chef: Yoshi Kurio
Location raffinata, considerato uno dei migliori sushi di Milano, offre una qualità molto alta. Lo chef viene da Nobu-Armani. Prezzi alti.
Yuzu
Via Lazzaro Papi 2
Chef: Yoko Matsuda
Raro esempio di sushi chef donna (ex sous chef di Nobu), la cucina è venata di influenze Nikkei. Mi segnalano un buon sushi. Prezzo medio-alti.
FUSION
Finger’s
Via S. Gerolamo Emiliani, 2
Via Keplero 2
Chef: Roberto Okabe
Veterano della cucina giapponese fusion a Milano, grazie allo chef nippobrasiliano. Qualità e clientela celebrity. Prezzi medio-alti.
Kiyo
Via Carlo Ravizza 4
Chef: Katsumi Soga
Proprietà italiana, chef giapponese ex Nobu. Location centrale, cucina giapponese fusion, sul sito riferiscono di frequentazioni celebrity. Prezzi medio-alti.
Zero Contemporary Food
Corso Magenta 87
Chef: Hide Shinohara
Ambiente elegante e un po’ dark, in menù molto sushi con contaminazioni fusion. Prezzi medio-alti.
Wicky’s Cuisine Seafood
Corso Italia 6
Chef: Wicky Priyan
Srilankese di nascita, lo chef mette d’accordo tutti sulla sua fedeltà allo spirito della cucina giapponese, eseguita con interessanti contaminazioni fusion. È suo il mitico sushi milanese con il riso allo zafferano. Prezzi medio-alti.
WAGYU
Japanese BBQ Yakiniku Yazawa
Via San Fermo 1
Chef: Tsuyoshi Noikura
Preparazione della cucina giapponese ancora poco nota a Milano, questo ristorante è incentrato sul manzo Wagyu di eccezionale qualità preparato alla griglia al momento: un’esperienza! Ambiente raffinato. Prezzi alti.
STREET FOOD
Maido
Via Savona, 15
Via Cagnola 4, Milano
Puro street food made in Japan, con okonomiyaki, la specialità di Osaka, ma anche soba e onigiri. Prezzi medio-bassi.
Izakaya Sampei
Corso Vittorio Emanuele, 26/28
(Ingresso Largo Corsia dei Servi)
Chef: Shinichiro Kasashima
Location centralissima, ambiente curato con tocchi pop, menù molto vasto: gyoza, nabe, udon, sushi. Ci sono stata poco dopo l’apertura e mi era piaciuto, ma non ci torno da un bel po’. Prezzi medi.
RAMEN
Casa Ramen
Via Porro Lambertenghi 25
Chef: Luca Catalfamo
Chef italianissimo e appassionato, di recente invitato a servire i suoi ramen allo Shin Yokohama Ramen Museum, unico chef non giapponese della storia. Locale piccolo e lunghe code per chi arriva tardi, ma ramen molto buoni. Prezzi medio-bassi.
Za za ramen
Via Solferino 48
Chef: Brendan Becht
Proprietà giapponese e chef con esperienza internazionale, offre ramen fusion italo-giapponese che non convince tutti. Prezzi medi.

Credits: fotogragramma da Barbie Dreams of Sushi, ep. 6 di Barbie Bizarre Cooking Show.

Save me a slice. Breve riflessione sul cibo nelle canzoni rock.

rock_stars_eating_breakfast-570x285Tra le mie passioni, il rock e il cibo si contendono le primissime posizioni.

È stato quindi istintivo andare a curiosare là dove le due cose si intersecano, ovvero su come i brani rock parlino di cibo.

Per prima cosa, colpisce che i rocker, a dispetto della loro fama di uomini rudi e duri, abbiano una marcata propensione ai dolci.

I pezzi di cui andremo a parlare, infatti, sono un vero e proprio tripudio di glucosio.

Prendiamo la pie, una sorta di crostata farcita, estremamente popolare nell’epoca d’oro del rock.

Bob Dylan impazziva per la Country Pie, farcita in qualsiasi modo (strawberry, lemon and lime/What do I care?/Blueberry, apple, cherry, pumpkin and plum/Call me for dinner, honey, I’ll be there), i Beatles scrissero una bizzarra canzone d’amore per la Wild Honey Pie e persino rocker rotti a tutto come i Led Zeppelin supplicavano una certa gentil donzella di tener loro da parte una fetta della tradizionalissima ma evidentemente memorabile Custard Pie, la crostata alla crema.

Anche il gelato sembra godere di una certa popolarità. I rocker ritenevano, e non a torto, che fosse particolarmente gradito alle ragazze, quindi ne promettevano generosi assaggi.

L’Ice Cream Man di Tom Waits vantava un gelato “so good it’ll blow your mind”, “così buono che ti farà impazzire”, oltre che comodamente consegnato a casa, mentre il gelataio dei Van Halen, Ice Cream Man, partecipa alla competizione con un assortimento di gusti “guaranteed to satisfy”.

Lo zucchero stesso è una pietra miliare del rock.

Da Brown Sugar, lo zucchero di canna, dei Rolling Stones in poi, il glucosio monosaccaride era popolare principalmente per una ragione incontrovertibile: “it tastes so good”, perché è buono. Non fa una piega.

Potremmo anche citare i Def Leppard che imploravano di venire ricoperti di zucchero, ma per comincia ad essere un tantino troppo anni ’80. Non so se ce la faccio.

Anche le Pesche con la Panna, peaches and cream, assieme in una fresca ricetta estiva o in separata sede, compaiono in molte canzoni, dalla Steve MillerBand a Beck, mentre il solito Prince che non si risparmia mai, quando ancora non era TAFKAP, aveva composto addirittura due canzoni diverse: una Peach e l’altra Cream.

C’è però un’eccezione salata, in questo mare di zucchero, l’hot dog.

I Led Zeppelin ci hanno scritto su un pezzo nel ’79, purtroppo strumentale, ma David Lee Roth è stato un po’ più loquace con Hot Dog & a Shake, in cui cerca di convincere una ragazza e il suo languorino che ciò di cui ella ha bisogno è un hot dog e uno shake, offre lui.

Boh. Dicono tutti che il cibo nelle canzoni rock sia un continuo di doppisensi sessuali.

Non capisco perché.

Credits: collage da mrbreakfast.com