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Food styling per raccontare storie: il progetto Food Tales from the Future

food styling from the future/3 pollo

Continuano gli esperimenti di food styling creativo.

Assieme al fantastico team di Hyperactive Studio (e non dico meraviglioso con leggerezza: guardate le cose che fanno!), qualche tempo fa abbiamo fatto un po’ di esperimenti.

Con Mauro Turatti dietro la macchina fotografica, ci siamo inventati una storia da raccontare attraverso le foto.

Ci piaceva l’idea di giocare sulla materia, e sull’antinomia materiale povero vs. presentazione ricca.

Questo è il risultato, che a me, peraltro, è piaciuto assai.

La storia.

food styling from the future/1 fagioli

A food tale from the future

New London, 2139. La colonia Toi 270 b è una delle più popolose al di fuori dal sistema solare. Le sue città sono fatte di metallo e pietra, oscure, misteriose, le risorse sono scarse, il cibo è razionato.

Metalli ce n’è quanti ne vuoi, di ogni genere, e anche pietre preziose. Ma il cibo no. Si importa dagli altri pianeti, è costoso, è razionato.

food styling from the future/2 patate

Andrea è appena sbarcatx nella colonia. Sull’astronave su cui ha viaggiato, dimenticato nella sua cabina da chissà quale viaggiatore spaziale, ha trovato per caso un libro, uno di quegli strumenti antiquati che si usavano il secolo prima, al posto dei videolettori.

Quello strano oggetto pieno di fogli di carta racconta di un passato lontanissimo, difficile anche solo da immaginare, o forse solo favole. Ma nella città metallica e fredda, quel libro dischiude scenari incantati davanti ai suoi occhi, ispirando una serie di ricette in cui si mescolano oro, pietre preziose e il poco cibo disponibile.

Quel libro è Le mille e una notte.

Credits:
Concept & Food Styling: Roberta Deiana
Foto: Mauro Turatti @ HYPERACTIVE STUDIO
Ricerca props: HYPERACTIVE STUDIO

 

Generatore automatico di Strategie Oblique per la cucina

Strategie Oblique è una tecnica inventata da Brian Eno e Peter Schmidt per superare i blocchi creativi, che consiste in un mazzo di oltre un centinaio di aforismi, anzi, diciamolo pure, di frasi criptiche ma sufficientemente evocative da dare uno scossone alla tua inventiva.

Anche la cucina, però, è un atto creativo, ed è ugualmente prona ai blocchi. Ecco perciò le Strategie Oblique in versione culinaria, in un’adorabile colore fluo so 80s (e se ne vuoi un’altra fai regresh).

 Non aver paura dei cliché.  

 

Food design: quel giorno che ho rifatto i gioielli di Opella in cioccolato (progetto per la Milan Jewelry Week)

A dx, la collana Dafina di Opella; a sx, la mia copia in cioccolato.

Se bazzichi da queste parti (o sul mio Instagram), forse avrai notato che ogni tanto mi diverto a far incontrare food design e gioielli.

Di recente, ho avuto una scusa un’occasione meravigliosa per tornare a farlo.

Quando Cristina e Liliana di Opella mi hanno invitato a inventarmi qualcosa per la Milano Jewelry Week, non me lo sono fatta ripetere due volte: i loro gioielli contemporanei e stilosissimi mi sono sempre piaciuti molto. Figurati se mi facevo scappare l’occasione di rifarli in versione food.

A sx, due collane Obax di Opella; a dx, la mia copia in cioccolato.

Il lavoro è cominciato per gradi. Due mesi prima dell’evento sono andata nella loro boutique di Via Guerzoni a studiare i materiali e le forme delle loro creazioni. la prima fase, food styling o food design che sia, comincia così.

Assieme, abbiamo scelto tre collane da riprodurre in versione food, tra tutti i pezzi della nuova collezione: Obax, Dafina e Bikilu, solo per l’esposizione, più gli orecchini Adenike sotto forma di dolci da offrire agli ospiti.

In alto gli orecchini Adenike; in basso la mia copia in versione torta.

Qui è partita la fase di studio, per capire come realizzarli.

Design a parte, la bellezza dei bijoux di Opella sta anche nelle textures materiche degli elementi che compongono i loro pezzi.

Per questo, parte della sfida è stata trovare il modo di rifarli con il maggior dettaglio possibile.

Per simulare il caucciù ho trovato delle meravigliose stringhe di liquirizia, lucide e flessibili, benché di qualche millimetro più grosse, mentre i dettagli di metallo li ho ottenuti ricoprendo la liquirizia con i fogli d’argento edibile.

Quanto ai pezzi principali, ho voluto che fossero più precisi possibile, per riprodurre al meglio la bellezza del particolarissimo tessuto di carta che li compone.

Dettaglio: la texture della mia copia della collana Bikilu.

Ho quindi creato degli stampi in silicone colati sui pezzi originali di Opella, che ho poi riempito di cioccolato fuso e verniciato con vernice spray edibile.

Rossa, ça va sans dire 🙂

Con Cristina e Liliana di Opella. (Sì, la torta era buona!)

E insomma, pur con qualche dettaglio perfettibile, le copie edibili dei gioielli Opella sono venute bene.

Il 27 ottobre sono state in esposizione in negozio tutto il pomeriggio. Ho notato un po’ di delusione solo quando ho spiegato che erano copie uniche. Per fortuna c’era la torta, che ha consolato tutti.

Se vuoi vederle da più vicino, qui c’è il video.

Credits: foto e video miei e di Opella

Food design: come fare mobili di cioccolato con FormBox e stampa 3D (progetto per il Fuorisalone)

1. La statua maschile

L’idea ce l’avevo in testa dal 2011, quando ho visitato la famosa stanza di cioccolato disegnata da Karl Lagerlfeld e realizzata dal maitre chocolatier Patrick Roger per Magnum.

Erano anni che lo minacc promettevo, e alla fine l’ho fatto veramente: ho realizzato una stanza di design in scala Barbie tutta di cioccolato. Non mi sono sentita pronta per la grandezza naturale, ma, scala per scala, ho ritenuto di avere sufficiente esperienza con il mio avatar di plastica.

2. la statua femminile

Lo scopo, oltre la sfida era di realizzare un progetto per il workshop sul food design con la stampa 3D che ho tenuto sabato 13 aprile presso il Fab Lab Bovisa in occasione del Fuorisalone. Mi interessava esplorare le possibilità delle nuove tecnologie applicate al food.

E quale occasione migliore di questa?

Un po’ di dettagli tecnici

La realizzazione è stata lunga, ma non complessa. In pratica, di ogni pezzo bisogna ricostruire in qualche modo il positivo, creare lo stampo, assemblare e decorare.

3. lo specchio

Quasi ogni pezzo è stato realizzato con una tecnica diversa. Qui di seguito un piccolo riassunto:

1-2. Gli stampi delle statue sono ricavate da stampe3D. Ho poi ritoccato a mano le forme di cioccolato ottenute con cioccolato fuso e polvere edibile bronzo per dare un effetto anticato.

3. Lo specchio è la copia di un piccolo specchio esistente da cui ho ricavato lo stampo. Una volta colato e asciugato il cioccolato, l’ho colorato con polvere oro e argento edibile la prima per la cornice, la seconda per lo specchio.

4. il tavolo

4. La forma del ripiano del tavolo e intagliata in un materiale molto plastico che poi mi è servita per ritagliare lo stampo. Indovinate un po? La polenta! Lo volevo un po’ irregolare e molto materico, cercavo un effetto industrial-vintage e mi pare e sono soddisfatta. Per la base ho usato una serie di oggetti triangolari che sono serviti anche per lo sgabello.

5. la lampada spenta…
…e la lampada accesa

5. La lampada, infine, è stato un puro divertissement. Il paralume è di caramello, colato in uno stampo di silicone, lo stelo è di biscotti ricoperti di cioccolato tipo mikado, la base di cioccolato fuso e colato in uno stampo. L’unica cosa non edibile sono le lucine led all’interno. Sì, perché la lampada è realmente funzionante, e la cosa mi diverte molto. Lo dico sempre che mi si fa felice con poco 😀

E gli stampi?

Creare gli stampi per colare le forme può diventare un processo un po’ noioso e complicato. Di solito uso il silicone, ma a questo giro ho testato la termoformatrice Mayku, conparecchia soddisfazione.

Va detto che l’ho potuto fare perché ho lavorato il cioccolato: con un po’ di accortezza sono riuscita a realizzare velocemente degli ottimi stampi (col silicone non succede: richiede parecchio tempo prima che asciughi), ma la temperatura che reggono (mi pare al max 50°), per esempio, non permette di usare il caramello (160°). E infatti il paralume l’ho colato in uno stampo di silicone completamente differente.

Appena monto il video del workshop, lo aggiungo a questo post. Un piccolo assaggio, molto casalingo, si trova già qui.