Nouar: cibo, vintage style & ironia
| January 24, 2012 | Posted by Roberta under Food Artists |
Non è proprio tutto food, è vero.
Ma non ci priviamo certo della compagnia di miss Nouar per qualche pin-up qui e lì.
Lo confessiamo: quel suo stile vintage ironico con una punta di gothic ci ha conquistati immediatamente.
Avete dubbi?
Date un’occhiata al suo blog Nouar’s Numnus.
Questa artista iraniana, con base a Los Angeles si inventa delle creature mica male.
Wurstel ingenui nelle grinfie di salse maliziose.
Infelici fettine di formaggio vittima di toast senza scrupoli.
Torte autoindulgenti che si fagocitano per via della loro stessa debolezza.
Gelati sull’orlo di una crisi di nervi.
È un mondo surreale dove il cibo prende vita in forme e personalità inaspettate.
Non tutte molto sane, va detto.
Sarà per questo che ci piacciono?
Credits: il quadro è copyright dell’artista; per acquistare contattate la Jonathan LeVine Gallery.
Tutte più chic con la dieta del lipgloss!
| January 18, 2012 | Posted by Roberta under Kitchen trends |
Quando si dice una collezione di lipgloss dagli obiettivi ambiziosi!
Si chiama Huge Lips Skinny Hips, è prodotta da di Purple Lab NYC e, come avranno già evinto i lettori anglofoni, promette di volumizzare labbra e assottigliare fianchi in un colpo solo.
Ordunque, a cosa dobbiamo codesto miracolo?
Pare sia tutto merito della Hoodia, una cactacea che, come ben spiega Karen Robinovitz, la fondatrice:
è fatta di una roba chiamata P57, che va a colpire la parte del cervello che ti dice quando sei piena, cioè, un po’ come lo zucchero
Chiaro, no?
Peraltro questo lipgloss non solo realizza due degli obiettivi femminili fondamentali, ma, con i nomi, ne celebra affettuosamente anche i valori più profondi.
Scarpe: Red Sole.
Kate Moss: Worship Kate.
It-drinks: Lychee Martini
Abiti: Limo to Lobby.
Eleganza: No panty lines.
Eccetera.
Certo, a legger bene, si precisa che, sì, la Hoodia è ganza e ti dà un aiutino, ma fondamentalmente è solo uno stimolo a mangiar bene.
Anche perché con un così bel lipgloss, che fai, non vorrai mica mangiare?
Pazza! Allora dillo, che ti vuoi rovinare il look!
Non pensavi mica di metter su il lip gloss e poi mangiarti le mandrie di bufali, vero?
Anche perché poi lo sanno tutti.
Quest’anno l‘animalier è troppo out.
Credits: immagine da Salon.com
Immagine di uno chef al di sopra di ogni sospetto
| January 10, 2012 | Posted by Roberta under Kitchen trends |
Circola con insistenza uno scottante rumor.
Dicono che due o tre foodies abbiano avuto qualche frisson non esattamente gastronomico nel vedere Cracco in versione giudice assertivo-sexy.
Se così fosse, e se le conosceste, riferite loro che hanno un ulteriore motivo di gaudio e tripudio.
A breve potranno fare il bis.
L’ineffabile chef pluristellato, posa per GQ nelle archetipiche vesti di un poliziotto anni ’70.
L’epitome dell’uomo assertivo, insomma.
Il masterchef dell’inconscio collettivo femminile.
Certo, non ci sono concorrenti intimiditi e nessun assist per fare battute tranchant.
Ho però l’impressione che potrebbe piacere a chi l’ha trovato di suo gusto nelle vesti di giudice inflessibile.
Anzi, già che siamo in tema di confessioni, vi dirò: anche io l’ho trovato irresistibile.
E infatti non ho resistito neanche un secondo a metterci una didascalia.
Ovviamente si fa per celiare, mr. Cracco.
E, seriamente, lodi all’autoironia.
Credits: mia rielaborazione di immagine dalla videointervista sul sito di GQ.com
11 insoliti libri di cucina per regali indimenticabili
| December 23, 2011 | Posted by Roberta under Biblioteca, Speciale Feste |
Ah, che meraviglia, i libri di cucina!
E che bello scovare quelli perfetti per la persona a cui pensiamo!
Sono proprio quelli i regali che si fanno ricordare!
Guarda la coincidenza, ho scovato queste 11 belle chicche tutte per voi.
Proprio in tempo per i regali di Natale.
O per movimentare il pranzo natalizio.
Poi non dite che non vi penso, eh?
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1 Last Dinner On the Titanic di Rick Archbold
Le ricette dell’ultima cena del Titanic: perfetto per l’amica appassionata di cucina storica.
NOTE: verificare che non abbia una crociera in programma a breve e che non sia superstiziosa. Evitare argute dediche marine del genere: “per soccorrerti quando stai affondando”, “questo libro sarà la tua scialuppa di salvataggio”, “un buon ricettario è sempre una salvezza” etc.
2 Save Florida, eat an Iguana: The Iguana Cookbook di George M. Cera
Il ricettario per cucinare le iguane, ideale per l’amica che ha tutti i libri di cucina e sostiene da sempre che bisogna provare tutto almeno una volta nella vita.
NOTE: evitare di mettere alla prova le sue affermazioni in generale, ma in particolar modo se avete in programma un invito a cena a breve. Se si desidera continuare la frequentazione, verificare il suo rapporto con i rettili. In caso contrario, dissimulare sopresa e sdegno per tale ingiusto pregiudizio.
3 Eat a Bug Cookbook di David George Gordon
Come cucinare gli insetti, per l’amica in competizione con l’amica di prima, che sostiene invece l’importanza di seguire le nuove tendenze. Perché si sa che l’entomofagia is the new cool.
NOTE: vedi nota precedente.
4 Manifold destiny: cooking in the engine di Maynard e Scheller
Il ricettario per cucinare con, anzi sopra il motore della macchina, per l’amica che si è giustamente innamorata di Cucina con la lavostoviglie di Lisa Casali e ne vuole ancora.
NOTE: importante: si consiglia caldamente di verificare il livello di legame affettivo tra l’auto e il marito della signora in questione.
5 A tavola sull’enterprise di Emanuela Profumo oppure Star Wars Cookbook di Robin Davis
La cucina di Star Treck dell’italiana Il leone verde o quella di Guerre stellari, per l’amico fanatico di fantascienza, che tanto la testa sulle nuvole un po’ ce l’ha già, tanto vale che ci mangi qualcosa.
NOTE: se è un ingegnere o un matematico regalare The Astronaut Cookbook di Charles T. Bourland
6 The Unofficial Harry Potter Sweet Shoppe Book di Dinah Buckolz
Il kit che comprende libro, stampini e accessori per ricreare i dolci di Mielandia, perfetto per l’amica harripotterofila che ha sempre desiderato mangiare una cioccorana.
NOTE: per non spegnere il suo entusiasmo, far attenzione a non menzionare le Gelatine Tuttigusti +1, le Lumache Gelatinose e i Rospi alla menta.
7 The Pyromaniac’s Cookbook di John J. Poister
Il ricettario del piromane, per l’amico che farebbe flambè anche i cuscini del divano.
NOTE: verificare se quando guarda il fuoco gli si accende una certa luce negli occhi. In quel caso, passate alla voce 8 o 9 di questa lista.
8 Cooking with the Saints di Ernst Schuegraf o What would Jesus Cook Cookbook di Don Colbert
La cucina dei santi o di Gesù, per la vecchia zia che vuole nutrire il corpo e lo spirito in un colpo solo.
NOTE: se è sovrappeso, c’è anche la dieta di Gesù, sempre del mitico Colbert
9 Cooking for Geeks di Jeff Potter
La cucina spieagata ai geeks, per l’amico o l’amica che si riconosce in questa descrizione e se ne vanta anche un po’.
NOTE: dopo il regalo, potrebbero non farsi vedere per mesi: passate voi ogni tanto a vedere se sono vivi
10 Dracula Cookbook of Blood di Ardin C. Price
Il ricettario per cucinare con il sangue, per l’amica appassionata di vampiri.
NOTE: spiegarle gentilmente che i vampiri odierni sono acqua e orzata se paragonati ai Veri Vampiri di Una Volta. Se ha solo un debole per i bei ragazzotti spalmati di biacca optate per il più rassicurante ricettario di Twilight.
11 The Uncostipated Gourmet di
Il libro del Gourmet non costipato, bestseller planetario, per l’amica che lamenta malfunzionamenti occasionali, ma non manca mai di sense of humour.
NOTE: giurare che lo si sta regalando solo perché ne parlano tutti bene e quindi le ricette devono essere sicuramente molto buone.
Buone vacanze di Natale!
Fate i bravi mentre non ci sono.
Credits: tutte le immagini vengono da Amazon. com
Il misterioso mistero della cucina naturale
| December 12, 2011 | Posted by Roberta under Buono a sapersi |
Sto cominciando a sospettare che la cucina naturale sia una scienza esoterica.
Sennò non so come spiegare certi strani fenomeni.
Provate anche voi.
Al solo nominarla, le persone reagiscono sempre e solo in due modi.
C’è chi annuisce come se avessi detto che due più due fa quattro.
E c’è chi aggrotta le sopracciglia perplesso, come se avessi emesso suoni vagamente intelleggibili tipo: “Tarapìa tapiòco! Prematurata la supercazzola, o scherziamo?”
Altro che Atlantide (che peraltro ormai tutti sanno ubicata più o meno dalle parti di Pescara).
Questo sì, è un bell’enigma!
Bene, se non avete da fare nei prossimi due minuti, io proverei a risolverlo.
Dopo lunghi studi ho infatti scoperto che quello che spiazza è l’aggettivo “naturale“.
Ma come, argomentano le sinapsi, non è naturale anche farsi una carbonara? O una pizza?
Fermi tutti.
Qui c’è una infingarda sovrapposizione semantica tra naturale nel senso di comune e naturale nel senso di non manipolato.
In più, si aggiunge un po’ di confusione assortita tra biologico, naturale e integrale.
Sembrerebbero sinonimi, ma non lo sono.
Gli alimenti integrali sono quelli che consumiamo così come la natura ce li propone,
La cucina naturale utilizza solo alimenti integrali, di solito biologici, per di più trattati con poche manipolazioni e consumati ancora ricchi di tutte le loro proprietà nutrizionali.
La cucina biologica utilizza alimenti biologici, prodotti grazie all’agricoltura biologica, cioè senza utilizzare prodotti chimici di sintesi (concimi, antiparassitari, pesticidi), ma con fertilizzanti derivati dal mondo naturale (animale, vegetale o minerale).
E sì, ne consegue che possiamo avere alimenti biologici non integrali e alimenti integrali non biologici (che mi sento di sconsigliarvi).
Possiamo avere una cucina biologica non naturale e teoricamente, ahinoi, anche il contrario.
Infatti i succhi di frutta biologici, la frutta in scatola biologica saranno anche privi di pesticidi, ma non sono cucina naturale.
Se poi ve lo state chiedendo, la cucina macrobiotica è ancora un’altra cosa. Se volete saperne di più, date un’occhiata qui.
Bene, anche questa è fatta.
Ora scusate, vado a dedicarmi al Triangolo delle Bermude.
Credits: foto di Freymann/Elffers @ Nouvelles Images
C’è magia, in cucina.
| December 2, 2011 | Posted by Roberta under Kitchen trends |
Avete sempre desiderato la bacchetta di Creamy, o quella di Sailor Moon.
Eppure la mamma, inspiegabilmente, ha continuato a rifiutarsi di devolvere quella manciata di foglietti da 10.000 per un pezzetto di plastica che a malapena accendeva due lucine, figuriamoci far le magie.
Ebbene, è giunto il tempo della rivalsa!
È il momento di realizzare il vostro sogno.
E Se Xin è la vostra buona fatina, travestita da industrial designer, che ha creato la bacchetta perfetta per voi!
Si chiama Magical sabor e non ha lucine, ma un piccola magia la fa.
Migliora sensibilmente il sapore di un piatto.
Il merito è di quella magica polverina, che distribuisce se agitata.
Non sembra talco e non lo è, ma nelle giuste quantità riesce a dare comunque un discreto buonumore.
È sale.
Che, si sa, quando manca non è mica bello.
Invece, due colpi di bacchetta e via: tutte le carenze di cloruro di sodio sono solo un pallido ricordo!
Meraviglioso.
E oltremodo adeguato alla stagione, oserei dire.
Credits: immagine dal sito arthur-xin.com
Una bella storia (di web)
| November 18, 2011 | Posted by Roberta under News |
Ci sono quelli che sotto sotto han paura del web.
Li riconosci subito perché trasudano una curiosa soddisfazione nell’enumerare i gruppi di Facebook che inneggiano all’asfaltatura dei Fori imperiali, all’estinzione dell’ornitorincus claudus rarissimus o all’esecuzione dell’inno nazionale a suon di rutti.
Di solito sono le vittime predilette dei troll, e da quando bazzicano il web si sono bevuti puntualmente tutti gli hoax più clamorosi, dai gatti bonsai al Tourist Guy, magari anche con qualche anno di ritardo.
Poi ci sono quelli che nel web ci credono.
Quelli che sanno che non è una creatura molesta e infingarda accucciata nell’oscurità, pronta a saltarti alla giugulare.
Sanno che il web siamo noi.
O meglio, quello che ne facciamo.
Ogniqualvolta lo usiamo in maniera costruttiva, facciamo anche qualcosa per noi stessi.
Ci ricordiamo che non siamo qui a smacchiare le barbabietole o a lucidare la scorzonera, ma che ciascuno di noi può fare la differenza.
Questo sì, è un web bellissimo.
Che ti sorprende per potenza e generosità.
Che ti ricorda quanto davvero si possa fare restando uniti.
E che c’è sempre una speranza, anche nei momenti più bui.
Come la storia di Officina di Cucina, il ristorante di Chiara e Claudia a Genova, travolto dall’alluvione di inizio novembre.
Qui le immagini.
Qui e qui, invece, quello che da una settimana sta succedendo: una straordinaria rete di solidarietà che è partita tra le foodblogger.
Una bellissima rete che sta aiutando a cambiare le cose.
Dateci un’occhiata, perché è davvero una gran bella storia, di quelle che fanno bene al cuore.
E partecipate anche voi!
Ecco l’IBAN della sottoscrizione per Officina di Cucina:
IBAN: IT86T0617501410000001648580
Swift Code: CRGE IT GG 110 (per i versamenti dall’estero)
Intestato a: OFFICINA DI CUCINA S.N.C. FONDI ALLUVIONE 2011
NEGOZIO BANCA CARIGE SPA – AG. 10 -GENOVA
Contribuite, se potete, oppure fate girare la voce.
Fatevi il web più bello che potete, perché ve lo meritate.
Credits: logo disegnato da Roberta di CobrizoPerla
My sushi’s too bodylicious for you, babe.
| November 11, 2011 | Posted by Roberta under Food + Design |
Avreste voglia di un bel Nyotaimori (o del suo equivalente maschile, il Nantaimori), ma questa sera, malauguratamente, non avete a disposizione una vergine settima figlia di settima figlia lavata all’alba con la rugiada di fiori di ciliegio?
Niente paura!
Ci ha pensato Hiroshi Tsunoda, brillante designer giapponese, non privo di un certo sense of humour.
Per Design Code ha disegnato nel 2008 l’intera serie Bodylicious, tre piatti che riproducono il corpo umano, sia in versione femminile che maschile.
Ai fortunati
possessori dei pregevoli set, non solo è possibile organizzare il simpatico rito di comsumazione del sushi, a qualsiasi ora si desideri su di uno scultoreo corpo maschile o femminile.
È anche possibile esprimere tutta la propria creatività con degli inediti mix anatomici, che saranno in grado di divertire anche gli amici più esigenti.
Il brillante set costa solo 60 euro a piatto e per il momento, ahinoi, è sold-out.
Ma confidiamo di poterlo riavere presto di nuovo tra noi.
Credits: foto da DesignCode.es
Cose da fare con lo zucchero invece di mangiarlo #31.657: giocarci a Tetris.
| November 3, 2011 | Posted by Roberta under Food + Design |
Lo zucchero è troppo bianco e zuccheroso, per voi?
Danil Zdorov, un giovane designer russo, probabilmente è d’accordo.
Infatti si è alacremente adoperato per renderlo più interessante.
E c’è riuscito.
Ora, non solo lo zucchero ha una forma: ne ha più di una – e sono tutte hip.
E
poi, vogliam tacere del tocco vintage che il Tetris conferisce loro?
Lungi da noi!
Difatti salutiamo con gaudio e tripudio questa chiccosissima idea.
Grazie, Danil!
Credits: tutte le foto sono di proprietà dell’autore.
Quelli che la maionese (ooops, I did it again…)
| October 18, 2011 | Posted by Roberta under Kitchen trends |
Ogni tanto mi scappa.
Con la scusa dalla mia venerazione per Jannacci, ne approfitto per fare una simpatica raccolta di quello che si dice in giro.
Ne converrete che, di questi tempi, la maionese dà delle gran soddisfazioni.
Quelli che la maionese
Quelli che la maionese è la versione salata della nutella, oh yes
Quelli che io me la mangio anche da sola sul pane
Quelli che non me la compro perché poi non riesco a smettere di mangiarla oh yes
Quelli che senza maionese le patatine fritte non sono buone uguali
Quelli che finalmente i bambini mi mangiano le verdure lesse, con un po’ di maionese oh yes
Quelli che io me la faccio in casa in 15 minuti
Quelli che quella in barattolo non c’è paragone oh yes
Quelli che io la metto su tutto
Quelli che io ci faccio anche i dolci, tanto è solo uovo e olio emulsionati oh yes
Quelli che la maionese mi ricorda l’estate
Quelli che la maionese mi ricorda la mamma
Quelli che la maionese mi ricorda la festa delle medie oh yes
Quelli che in tutti i piatti più buoni c’è la maionese
Quelli che kon mayo + tonno in skatola c fai trppo delle figate oh yes
Quelli che la maionese si può fare senza uova
Quelli che la maionese si può fare senza grassi
Quelli che si può fare senza maionese oh yes
Quelli che io mangio solo la maionese di soia
Quelli che la vera maionese ha una punta di senape oh yes
Quelli che la maionese è cucina francese, infatti si chiama mayonnaise
Quelli che la maionese è una porcheria, infatti la trovi nei fast food
Quelli che la maionese è cucina storica: infatti l’hanno inventata a Port Mahon, nel 1756 oh yes
Quelli che senza maionese, che panino è?
Quelli che ogni volta che la mangio mi viene acidità, però ne vale la pena oh yeah
Oh yeah…
Credits: foto da Tipnut.com
Dall’Alberghiero-Chic al Food Porn. Breve storia del food styling.
| October 13, 2011 | Posted by Roberta under Biblioteca, Kitchen trends |
Dunque ero lì un pomeriggio a scartabellare beata la mia collezione di libri di cucina, quando mi caddero gli occhi su di lui.
Una riedizione del mitico Pelleprat datata anni ’60.
Oh, gaudio! Oh, gioia! Oh, tripudio!
Una pletora di foto meravigliose si stagliano davanti ai miei occhi.
Improponibili, ma meravigliose.
E facilmente databili senza l’ausilio del carbonio 14.
Il loro stile rispecchiava in pieno l’epoca della produzione.
I suoi cliché sul bello.
Non ho resistito.
Ho tracciato una brevissima, ancorchè amena, storia del Food Styling.
Sapete, mi diverto così.
Anni ’60: L’alberghiero-chic.
Chissà cosa avevano negli anni ’60 con gli alberghi.
Nell’immaginario collettivo, rappresentavano l‘epitome dell’eleganza, il non plus ultra dello chic.
Dovendo fare dei piatti sublimi, doveva essere sembrato normale volgersi in quella direzione.
Vassoi sontuosi, piatti algidi e inarrivabili, esecuzioni di grande complessità.
Il bello era pericolosamente vicino alla nevrosi ossessiva (vedi foto sopra).
Anni ’70: Il ritorno a casa.
Gli anni ’70 sono un periodo di transizione.
I piatti lasciano l’albergo di lusso e tornano a casa, senza però riuscire a liberarsi da certe rigidità.
Compaiono comunque ambientazioni più casalinghe e piatti che potremmo avere tutti quanti dentro la credenza.
Ahimoi, l’idea di bello è ancora associata ad una rigida ripetizione di schemi.
Ci sono ancora margini di miglioramento, parrebbe.
Anni ’80: L’Übercasalingo.
Mentre per strada trionfa l’apologia del fast food, sui libri si celebra il casalingo.
Anzi, l’Übercasalingo.
Affinché nessuno dubiti che i piatti sono stati fotografati nel bel mezzo di una vera cucina indaffarata, negli anni ’80 ci si fa un punto d’onore nel mettere tutti, ma proprio tutti, gli ingredienti della ricetta attorno al piatto.
L’aria domestica è indiscutibile (e anche un po’ ansiogena), ma piace così.
E fa breccia nei cuori, evidentemente.
Perchè la sua variante autoctona italiana, il suorgermanesimo, la troviamo ancor oggi in tante pubblicazioni/libri food di largo consumo.
Anni ’90 – L’estetica delle Briciole e la nascita del Food Porn.
La rivoluzione arriva dall’America.
Martha Stewart Living nasce nel 1990.
Non è un giornale qualsiasi: è il Sacro Vangelo della Scuola dell’Estetica delle Briciole, nota anche come dell‘Imperfetto Chic.
Date un’occhiata ai pregevoli esempi qui sotto.
Quelle briciole così naturali attorno alla torta, quella colata di cioccolato così impertinente e sbarazzina sul ciambellone, sono false come una banconota da 15 euro.
Verosimili, ma false.
L’Imperfetto Chic è studiatissimo.
Ed è anche il papà di un simpatico fenomeno degli ultimi decenni: il food porn.
Quelle imperfezioni, la briciola, la colata di salsa, sono tanto belline, sì, ma non solo.
Sono anche la supposta prova dell’autenticità di quel cibo.
E quindi della loro desiderabilità.
“Hey, sono del vero cibo succulento. E sono qui solo per te!”
Tutto questo con lo scopo di stimolare le reazioni fisiologiche tipiche della razza umana davanti al cibo.
L’acquolina in bocca.
L’istinto di allungare la mano per tirar su quella goccia di salsa o quella briciola che, hey!, vuole proprio te.
Insomma tutto, fuorchè lasciarvi indifferenti.
Di questo abbiamo chiacchierato al Vintage festival e alla Blogfest appena trascorsa.
Ma la coraggiosa ricerca su questo tema scabroso non finisce qui.
Alla prossima puntata.
Credits: la foto anni ’60 è da H. P. Pelleprat, L’arte della cucina, 1964, Editions Rene Kramer, quella anni ’80 da Ricettario italiano, Demetra ,il finto anni ’70 da DailyMail.co.uk; i dettagli foto da MarthaStewart.com (questa e questa);
Sexy come un pollo
| October 7, 2011 | Posted by Roberta under Food Styling Heroes |
Il mio nuovo eroe è Tony Cenicola.
Codesto fotografo di food newyorkese ha fatto diversi lavori meravigliosi.
Ma soprattutto è riuscito nell’incredibile impresa di rendere un pollo crudo non solo fotogenico, che già di per sé è il passo precedente al miracolo, ma lo fa sembrare addirittura sexy.
Ohibò.
La foto, detta anche del pollo pin-up, ha già destato il suo bel clamore in rete.
Ma Tony aveva già fatto parlare di sé con il fantastico video su come fare la foto ad una torta che esplode.
Purtroppo parrebbe non avere un sito web.
Ma son cose che capitano, credo, quando uno è occupato a lavorare full time per New York Times.
Credits: foto di Tony Cenicola dal sito del New York Times
Buonissimi. O forse no. Gli strani dolci di Jasmin Schueller
| September 29, 2011 | Posted by Roberta under Food + Design |
A prima vista, sembrano dei dolci sontuosi.
Poi uno guarda bene e si accorge che è tutta carne, spesso cruda, a volte sanguinante.
Lavoro spiazzante, Sweet Meat di Jasmine Schuller.
Alla rivelazione della reale natura di ciò che hanno appena bramato, gli amanti della carne cruda aumentano la salivazione.
Quelli che la detestano, invece, si ritrovano con una certa sensazione di fastidio.
Tutti, però, si trovano a fare i conti con una strana vertigine concettuale.
Cosa vuol dirci, la fotografa?
Niente è come sembra?
I dolci fanno male?
La carne cruda è una delizia?
Un bravo fotografo di food riesce a far sembrare appetitose anche le ciabatte di tuo nonno?
Il dibattito è aperto.
Credits: tutte le immagini dal sito dell’autore: JasminSchuller.com
Cosa sono i milioni, quando puoi avere le Scarpe Da Foodie?
| September 20, 2011 | Posted by Roberta under Food & Fashion, Kitchen trends |
Vita da dura, quella del foodie.
Già fare la spesa è un’impresa.
E il Marocca di Casola di qua, e il Biroldo della Garfagnana di là.
Ed è già la stagione del Carciofo Violetto di Sant’Erasmo, del Sedano nero di Trevi o della Pera Cocomerina.
E sarà meglio l’Aglio di Vessalico o quello di Resia o quello Rosso di Nubia?
Adesso ci si mettono pure le scarpe.
Già.
Visto che lo stile è l’espressione della nostra personalità, vogliamo privarci di una fetta così importante come il food?
Con Kobi Levi, peraltro, di stile ce n’è parecchio.
Il brillantissimo designer israeliano non si dedica solo al food, ma quando lo fa (vedi le foto sopra), i risultati sono davvero notevoli.
Anche i modelli di Fulvio Bonavia, se solo esistessero davvero, non sarebbero niente male.
Con le melanzane, per esempio, ci fa delle scarpe chic-issime per tutta la famiglia (vedi foto a fianco).
Del resto il suo A Matter of Taste, per i food designers, è l’equivalente delle Upanishad.
Se siete i soliti originali, invece, vi segnalo le scarpe di pane di Dada Studio.
Fatte di vero pane scavato a mano, non sono granché indossabili né belle.
Ma sono completamente biodegradabili, e se avete 59$ che vi appesantiscono il portafoglio, vi permettono di liberarvene con facilità (foto a fianco).
E non è finita qui.
Se siete alla ricerca di qualcosa ancora più originale ed esclusivo, ci sono sempre le scarpe-scultura di Robert Tabor.
Tutte estremamente incisive e potenti.
Come lo spaghetti stiletto (foto a fianco).
Sono comode?
Sono portabili?
Si abbinano meglio con la gonna o con i pantaloni?
Provatele e fatemi sapere, eh?
Credits: foto provenienti dai rispettivi siti.
3 motivi per votarci ai Macchianera Blog Awards. E 3 per non votarci.
| September 9, 2011 | Posted by Roberta under News |
Il nostro simpatico blogghino senza pretese e tutto simpatia è entrato quatto quatto tra i 10 nominati dei Macchianera Blog Awards nella categoria Miglior blog culinario.
Orbene, mi son chiesta, perché diamine dovreste votare noi (me e il blogghino), invece del fior fiore di candidati in lizza?
Di quali meriti possiamo pregiarci?
Come direbbe Alberto Angela, andiamo a vedere.
1) È un blog SEO-insane.
Ovvero si rapporta in maniera frivola e libertina con le regole del SEO.
Esso discetta di argomenti bizzarri quali l‘epistemologia dello yogurt contemporaneo, il cioccolato nella Weltanschauung femminile, il cibo nelle canzoni rock, la psicologia delle masse al buffet e altre amenità.
Il tutto con un certo malcelato divertimento.
2) È un blog bastiancontrario.
Ovvero: è un blog di cucina che parla delle bizzarrie perpetrate in cucina (o ai danni della cucina) ma è praticamente senza ricette.
Alla carbonara preferisce il filo interdentale al bacon, all’hamburger perfetto, l’hamburger dress, alla ricetta del sushi, il sushi a maglia.
E di gusto.
3) È un blog zuzzurellone.
Esso auspica un mondo con più poltrone a forma di gelato al pistacchio, più gelato al pistacchio a forma di poltrona e più ironia per tutti.
Anzi, a partire da se stesso.
E se c’è da fare un po’ di ironia non si tira mai indietro, nemmeno se questo comporta l’interruzione di qualche lavoro serio (come in questo preciso momento).
Certo, ovviamente ci sono anche 3 buoni motivi per non votarlo.
1) È un blog SEO-insane.
Qual altra definizione si può dare di un blog che ciancia di argomenti pedanti quali cucina e semantica, bon ton, educazione delle papille gustative, trucchi per sopravvivere all’happy hour milanese e – udite udite – persino di come smettere con il vizio della Nutella?
Direi che folle è il minimo.
Ma sempre meglio dirlo in inglese, che fa più figo.
2) È un blog bastiancontrario.
Ovvero: è un blog di cucina quasi senza ricette, e le poche che ci sono sono sempre un po’ oziose (l’alternativa alla nutella, la zuppa di serpente, lo scrub allo zucchero), per non dire perdigiorno.
Anche se sto pensando ad una ricetta del tofu fatto in casa, che alzerà di molto il livello gastronomico del qui presente.
(e non fate quelle facce, vi vedo!)
3) È un blog zuzzurellone.
Esso non si prende troppo sul serio, e ovviamente ne ha ben donde.
Ma, perdinci!, non prende troppo sul serio nemmeno il resto del mondo, lo sfacciatello.
E con la scusa di fare un po’ di ironia, interrompe di continuo occupazioni più serie (come in questo preciso momento), quello sfaccendato.
Però tranquilli.
Comunque vadano le cose, finché ci saranno bizzarrie in cucina, noi saremo lì in prima fila, pronti a testimoniare.
Rassicurante, eh?
Credits: picture from WeHeartIt.com




















