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Il cibo industriale è deprimente. Sul serio.

ProcessedFoodsNon lo dico io.

Sul sito della BBC, notoriamente piuttosto serio, ci riferiscono di uno studio della University College of London pubblicato di recente su the British Journal of Psychiatry.

Secondo questo studio, basato sull’analisi di 3500 pazienti nell’arco di 5 anni, chi consuma prevalentemente cibo industriale, scatolame, surgelati e fast food ha il 58% di possibilità in più di avere problemi di depressione di chi consuma abitualmente cibo fresco.

I ricercatori, peraltro, si dicono preoccupati per il basso livello qualitativo del cibo consumato dall’inglese medio.

Vi ho visto.

Non fate quelle facce.

Parlavano della qualità della materia prima, non dei risultati, anche se poi  le due cose sono collegate.

Però, ‘sti ricercatori.

Bastava chiedere a me e gliel’avrei detto subito.

Le scatolette, i surgelati, certo che sono deprimenti.

A me basta solo il pensiero di tutti quei cibi maltrattati per sentirmi giù.

Spam: meglio sul piatto o nella inbox?

hamburger spam

Lo spam, quella quantità di robaccia che ci arriva nelle nostre email senza permesso ha una insospettabile origine gastronomica.

Si tratta di una sostanza alimentare rosea caratterizzata dal sapore di veri aromi naturali sintetici e da una affidabile forma rettangolare sempre uguale a se stessa.

Codesta preparazione, nata comprensibilmente alla vigilia della seconda guerra mondiale, nel 1937, è stata – un po’ meno comprensibilmente – continuata a venir considerata commestibile anche dopo la fine del conflitto.

Dato che la suddetta preparazione alimentare continua ad essere distribuita a pagamento nei supermercati, siamo costretti ad ipotizzare l’inquietante ipotesi che a qualcuno piaccia sul serio.

I festeggiamenti, nel 2001, della 6 miliardesima lattina (con annessa apertura del museo dello Spam), sembrerebbero peraltro avvalorare questa tesi.

Ma come si è passati esattamente dal piatto alla casella di posta elettronica?

Dobbiamo l’eccellente e quanto mai appropriata trovata ad uno sketch dei Monty Python, in cui ogni volta che veniva nominato lo spam, ubiquo protagonista di tutti i piatti di uno scalcinato ristorante, un coro di vichinghi cominciava a cantare “Spam, spam, beautiful spam…” generando un gran confusione.

Lo sketch, come riferito anche da Wikipedia, prendeva in giro la pervasiva pubblicità del prodotto.

Da lì si è passati ad utilizzare il termine per indicare anche la pubblicità email indesiderata.

Il fatto che la preparazione non sia esattamente haute cuisine, così come lo spam email non sia letteratura, quindi, non c’entra nulla.

Però, in compenso lo spam alimentare ha un fantastico sito, dove oltre a tante deliziose ricette, c’è anche uno shop dove potete acquistare alcuni graziosi ogettini tra cui il poster da cui è tratta la foto in alto.

Non fate finta di nulla.

Come riporta la dicitura, quella immagine di un hamburger di spam “fa venire l’acquolina in bocca solo a guardarla”. E solo per $ 1,50!

Quasi quasi mi tengo lo spam elettronico.

Credits: photo from  spam.com e-shop

Lo spam, quella quantità di robaccia che ci arriva nelle nostre email senza permesso ha una insospettabile origine gastronomica.

Si tratta di una sostanza alimentare rosea caratterizzata dal sapore di veri aromi naturali sintetici e da una affidabile forma rettangolare sempre uguale a se stessa.

Codesta preparazione, nata comprensibilmente alla vigilia della seconda guerra mondiale, nel 1937, è stata – un po’ meno comprensibilmente – continuata a venir considerata commestibile anche dopo la fine del conflitto.

Dato che la suddetta preparazione alimentare continua ad essere distribuita a pagamento nei supermercati, siamo costretti ad ipotizzare l’inquietante ipotesi che a qualcuno piaccia sul serio.

I festeggiamenti, nel 2001, della 6 miliardesima lattina (con annessa apertura del museo dello Spam), sembrerebbero peraltro avvalorare questa tesi.

Ma come si è passati esattamente dal piatto alla casella di posta elettronica?

Dobbiamo l’eccellente e quanto mai appropriata trovata ad uno sketch dei Monty Python, in cui ogni volta che veniva nominato lo spam, ubiquo protagonista di tutti i piatti di uno scalcinato ristorante, un coro di vichinghi cominciava a cantare “Spam, spam, beautiful spam…” generando un gran confusione.

Lo sketch, come riferito anche da Wikipedia, prendeva in giro la pervasiva pubblicità del prodotto.

Da lì si è passati ad utilizzare il termine per indicare anche la pubblicità email indesiderata.

Il fatto che la preparazione non sia esattamente haute cuisine, così come lo spam email non sia letteratura, quindi, non c’entra nulla.

Però, in compenso lo spam alimentare ha un fantastico sito, dove oltre a tante deliziose ricette, c’è anche uno shop dove potete acquistare alcuni graziosi ogettini tra cui il poster da cui è tratta la foto in alto.

Non fate finta di nulla.

Come riporta la dicitura, quella immagine di un hamburger di spam “fa venire l’acquolina in bocca solo a guardarla”. E solo per $ 1,50!

Quasi quasi mi tengo lo spam elettronico.

Credits: photo from  spam.com e-shop