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Buonissimi. O forse no. Gli strani dolci di Jasmin Schueller

A prima vista, sembrano dei dolci sontuosi.

Poi uno guarda bene e si accorge che è tutta carne, spesso cruda, a volte sanguinante.

Lavoro spiazzante, Sweet Meat di Jasmine Schuller.

Alla rivelazione della reale natura di ciò che hanno appena bramato, gli amanti della carne cruda aumentano la salivazione.

Quelli che la detestano, invece, si ritrovano con una certa sensazione di fastidio.

Tutti, però, si trovano a fare i conti con una strana vertigine concettuale.

Cosa vuol dirci, la fotografa?

Niente è come sembra?

I dolci fanno male?

La carne cruda è una delizia?

Un bravo fotografo di food riesce a far sembrare appetitose anche le ciabatte di tuo nonno?

Il dibattito è aperto.

Credits: tutte le immagini dal sito dell’autore: JasminSchuller.com

9 cose da fare con la Nutella invece che mangiarla (no, non è quello che state pensando)

Ancora lì a maaction painting nutellangiare la Nutella?

Siete troppo out!

La misteriosa crema alla nocciola ormai è entrata nell’inconscio collettivo.

Non è più solo cibo.

È il simbolo di uno stile di vita.

Per questo, è divenuta musa generosa di creativi, artisti e designer.

A corto di idee?

Ecco qualche bella trovata da copiare.

1) La Performance artistica

(foto sopra) Come segnalato da Clara e Gigi Padovani, la ballerina Chiara Rosenthal e la pittrice Luisa Mendoza nel 2004 hanno dato vita ad una indimenticabile performance di action painting a base di Nutella intiepidita.

Per dare un po’ di brio ai vostri aperitivi in terrazza.

2) Il Tatuaggio Trendy

Condividete con il mondo la vostra passione!

Un bel barattolo di Nutella tatuato sull’avambraccio o sulla coscia (foto) fanno chic e non impegnano.

Per distinguersi dalla massa.

3) La Borsa Limited Edition

Ma come? Vi siete perse la Nutella Bag di Gilli?

In effetti è stata prodotta in soli 100 esemplari e, se davvero la volete, oggi dovrete chiederla in prestito a VIPS del calibro di Milly Carlucci.

Perché gli evergreen non passano mai di moda.

4) Gli Orecchini Moda

Perchè non portare un po’ dello charme semplice e raffinato della Nutella sempre con voi?

Avete solo l’imbarazzo della scelta: date un’occhiata qui, qui (foto) e qui, per esempio.

Per le più esigenti qui c’è anche la parure.

Perché con la dolcezza si ottiene tutto.

5) La Parodia della Canzone Famosa

Mamma, tu lo sai, la crema alla noccciola stimola la fantasia e la creatività.

Questa giovin fanciulla, per esempio, ha trasformato una canzoncina pop, Umbrella di Rihanna, in un spiritoso inno gastropop: Nutella.

Perché la creatività è il sale della vita.

6) La t-Shirt Anticonformista

Si sa, le donne, bisogna farle ridere.

Con questa T-shirt avete buone probabilità.

Un tempo c’era anche la versione bambino, poi, non mi capacito ancora del perché, è stata tolta.

Perché quando c’è la simpatia…

7) Il Quadro Artistico

Come ha fatto Isabelle con il suo Ragazza alla Nutella, che, l’ho capito, rende omaggio ad un notissima icona.

Scarlet Johansson.

Perchè l’arte ha sempre il suo perché.

8 ) Gli Indimenticabili Eventi Mondani

Ancora Clara e Gigi Padovani ci educono su un’altro possibile uso alternativo della Nutella.

Il chocolate sexy show, protagonista una smagliante Pamela Prati e una vasca con 200 kg di crema alla nocciola.

Nonchè una folla desiderosa di abbracciare la nota soubrette dopo la sua immersione.

Perché il cioccolato conosce ragioni che la ragione non conosce.

9) Le Argute Parodie di Campagne Pubblicitarie Celebri

Creativi di tutto il mondo, visto che arguzia, gli amanti della Nutella?

Perché c’è sempre un perché.

Credits: foto dai rispettivi link, indicati a fianco.

6) Il Quadro D’artista Con Citazione Colta

Ci ha pensato Isabelle Kodrzynski, con il suo ragazza alla Nutella, citando sapientemente uno dei Classici dell’Arte.

Nientepopòdimenoché Scarlet Johansson.

Perché l’Arte non ha confini.

Il lato fashion del pomodoro: Yeonju Sung

Mostra Yeonju SungSe passate dalle parti di Seoul, sino al 31 gennaio potete visitare la mostra dell’artista coreana Yeonju Sung.

È ospitata allo Sheraton Walkerhill e si chiama Wearable Foods, cibi da indossare.

Proprio così.

Miss Sung con del pomodoro ha fatto sia un vezzoso abito da sera rosso Valentino (vedi a fianco) che un abito sbarazzino da città.

Ha mimato un minidress di pizzo con le radici di loto e una blusa dal sapore etnico con i gusci di gamberetti.

Ha creato un abito da sposa con il pane bianco, un abito da cocktail con l‘erba cipollina e persino una blusa vintage con i funghi enokitake.

Insomma, assoltamente folle.

Per questo ci piace un bel po’.

Credits: locandina della mostra Wearable foods © Yeonju Sung

Oggetti fuori moda # 3.060.970: decanter e bicchiere

N°5 verse1Insomma, l’anno nuovo sta per cominciare e voi ancora lì attaccati a delle inutili vestigia del passato?

Fattevene una ragione: il loro destino è segnato.

Il decanter e il bicchiere sono oggetti vetusti che non hanno più niente da dire.

Etienne Meneau lo ha già capito da un po’.

E infatti ha trasformato i decanter in oggetti d’arte.

Non a caso è parte della più recente mostra del MOMA di San Francisco. (How wine became modern, sino al 17 aprile 2011).

Glass_3Ma anche il signor Jeremy Brown, suo collega di vetrinetta nella medesima mostra ha avuto una intuizione brillante.

Che dopo secoli di utilizzo pedissequo, il bicchiere si meritava qualcosa di più .

Un guizzo, un tocco di creatività.

Glass_1newUn design che evitasse i soliti, centenari luoghi comuni.

Tipo lo stelo scontato, sempre sotto al calice o, peggio, la base noiosa e perennemente sotto lo stelo.

Adesso con il bicchiere potete persino ballare il tip tap (vedi a fianco).

E quelli la cui funzione è meno chiara possono darvi una fantastica scusa per attaccare bottone con il tipo o con la tipa più carina della festa.

Pare che nel 2011 bisognerà imparare a guardare oltre le apparenze.

Nel frattempo, un buonissimo anno a tutti!

Credits: foto da Jeremybrowndesign.com e Strangedecanter.blogspot.com

Nuovi trend: la Treccani sott’olio e i libri fritti.

treccani_sottolio_benedetto_marcucci_largeLa nuova frontiera della gourmandise?

I libri.

Peraltro, va detto.

Questo tendenza è l’ennesimo frutto dell‘ingegno Made in Italy.

La Treccani sottolio, installazione  di Benedetto Marcucci è esposta da ieri (e sino al 16 gennaio) al MACRO di Roma.

L’artista ha pensato che, al tempo del digitale, fosse il caso di conservare la celeberrima raccolta di tomi per proteggerla dall’usura del tempo e dalle minacce della tecnologia.

Non so se la permanenza nell’olio giovi alla vetusta pubblicazione.

Di certo, essere riusciti a trasformarla in qualcosa di vivo e divertente, seppure con l’ausilio di parecchi litri d’olio e numerosi barattoli di vetro, mi pare già un risultato notevole.

Ma se questa vi è piaciuta, c’è anche chi è andato oltre.

Maria Pecchioli, per esempio.

I suoi Libri fritti sono  gustosi al punto giusto.

E fanno riflettere.

Un buon libro può essere un nutrimento anche per il corpo?

Un pessimo libro può migliorare, se impastellato e fritto?

E soprattutto, se cotto in tempura, diventa più chic?

Qui c’è il risultato.

La risposta, invece, è dentro i nostri cuori.

Credits: foto da www.macro.roma.museum

Fashion ma con gusto: l’hamburger dress

hamburger-dress-1Joy Kampia O’Shell è un artista.

Tra le simpatiche robine che crea ci sono le opere d’arte indossabili.

Come l’hamburger dress, per esempio.

Sobrio e prezioso, realizzato a crochet, questo delizioso tubino senza spalline mima perfettamente un hamburger.

Anche se ha già qualche annetto, la sua eleganza senza tempo lo rende sempre attuale.

Niente è stato tralasciato.

Dai semini di sesamo sulla parte superiore del panino, sino alle croccanti foglie di lattuga, le fettine di pomodoro e persino un sinuoso angolino di formaggio che sbuca da sotto l’hamburger.

Piaciuto?

Bene.

Per omaggiare i classici della gastronomia americana c’è anche  il Sundae dress e la collana di donuts.

Credits: foto da JoyKampia.com

Pane e ricamo

pane ricamato2Catherine McEver è un’artista versatile, come dicono quelli bravi.

Nel suo blog, StuffYouCantHave, pubblica le sue curiose creazioni, che vanno dagli accessori, ai complementi di arredo, agli abiti ridisegnati.

Passando per il pane ricamato.

Sì, proprio così.

pane_ricamatoSecondo Catherine, ricamare le fette di pane bianco è un lavoro complesso, visto la delicatezza che richiede la materia prima.

Ma una volta realizzate, le fette di pane ricamate diventano dei veri quadri: stando a quanto racconta, possono durare anche svariati anni.

pane ricamato3

Le ispirazioni di questo curioso lavoro sono peraltro molto chic.

La prima di queste fette, per esempio, è ispirata alla Notte stellata di Van Gogh.

Le successive, invece, no.

Beh, se continuate a trovare i toast troppo tristi nonostante i miei passati consigli, ora sapete cosa fare.

Credits: foto dal blog StuffYouCantHave

Barbe di azuki e cappeli di pancakes: il magnifico mondo di Takao Sakai

takai sakaiTakao Sakai è un buontempone, diciamolo subito.

Si vede dall’occhietto vispo che sta trattenendo una grossa risata, nonostante la posa simil propaganda sovietica anni ’20.

E in effetti la sua idea è assolutamente divertente.

Il buon Takao si è invaghito follemente degli azuki rossi, ingrediente fondamentale di un dolce molto amato in Giappone, il Wagashi.

E ha pensato di farne una bella barba da indossare giocosamente o da far indossare a gente comune (vedi la sua serie di ritratti, a lato).

O ricostruendo alcume icone pop come la maschera di Batman o l’elmetto di Darth Vader.

Per lui gli azuki non solo portano fbean13ortuna, come sostiene la tradizione, ma sono anche una materia bella da lavorare.

C’è solo un piccolo problema.

Mentre per un giapponese è ovvio che si tratti di una barba fatta di azuki, cioé di una golosità, per tutti gli altri non è così ovvio.

Anzi.

Tra gli occidentali qualcuno ha creduto di riconoscervi degli insetti, rovinando un minimo l’effetto.

Meno male che c’è  un’altra parte del suo lavoro più riconoscibile.

dorayakiQuello con i pancakes giganti, o meglio con i dora-yaki, un dolce molto diffuso in Giappone fatto di due dischetti di pan di spagna farciti dicrema di azuki.

Si tratta di dolci comunissimi, da supermercato, che Takao vede in antitesi ai dolci tradizionali dell’altro progetto, cioé come il frutto di un approccio consumistico che comunque ha contaminato persino la tradizione.

Ed  è per questo che se li mette in testa.

Tutto chiaro, no?

Credits: foto da Pingmag.jp

Adam Sheldon: l’arte? Facile come bruciare 153 toast.

Toast artCapita a tutti.

Ti distrai un attimo e zac! il toast mattutino è già carbonizzato.

L’importante nella vita è non demoralizzarsi.

Ce lo insegna Adam Sheldon, artista e designer inglese.

Lui con 153 toast bruciati ci ha fatto un’opera d’arte.

La Crocifissione, realizzata su commissione per la chiesa anglicana St. Peter di Great Limber, Lincolnshire, dove è rimasta in mostra sino al 30 dicembre dell’anno scorso.

L’ingegnoso Peter ha bruciato i toast uno per uno con il suo tostapane, quindi li ha incisi ove necessario con un un coltello.

Ciascun toast è poi stato schiacciato per poter stare nella cornice.

Le dimensioni totali dell’opera sono peraltro di tutto rispetto: 1 metro per 1 metro e 80 centimentri circa.

In precedenza aveva già realizzato Una versione in miniatura de L’ultima cena su 3 toast (foto n°2).

Anche l’occhio gigante, costituito da 612 toast è opera sua.

Recidivo.

Credits: foto da DailyMail.co.uk

Come fare il ritratto di Van Gogh con i porri

vangoghChiedetelo a Ju Duoqui.

Peraltro, questa curiosa artista cinese non si è limitata a Van Gogh.

Come racconta lei stessa sul sito della galleria Paris Beijing, ha cominciato facendosi un vestito da fatina con i baccelli dei piselli, ma poi si è buttata senza remore sull’arte moderna e contemporanea.

Ha rifatto l‘Urlo di Munch con le patate dolci, L’ultima cena di Leonardo con lo zenzero e la Mona Lisa con il tofu, il Bacio di Klimt con il radicchio.

E molto altro.

Dice che visto che non le piace uscire, questo è il suo modo di fantasticare sul mondo.

Apperò.

Credits: photo from parisbeijingphotogallery.com

Benvenuti a Biscuit City!

biscuit-cityA ben vedere, a volte basta solo esprimere un desiderio.

E pagare un artista.

Molti dei nostri sogni di bambini sono già stati realizzati.

Per esempio, vi piacerebbe una città di biscotti?

Bene, eccola qui!

Song Dong è un artista cinese che, tra le altre cose,  riproduce città intere con biscotti, caramelle & co.

Si è fatto notare qui da noi per la ricostruzione di Londra (o qualcosa che le assomigliava) per Selfridges nel 2006, a cui si riferisce la foto.

L’opera, costruita con circa 72.000 biscotti, tra digestive, hob nob, fruit cake e shortbread (scelti rigorosamente per la somiglianza con i mattoni, anche se sicuramente più pesanti), ha fatto salivare non poco i clienti, che sino al completamento dell’opera non hanno potuto spizzicare nemmeno una briciola.

songdongDong Song, in realtà, ha un messaggio serissimo.

Vuole esprimere la sua preoccupazione per le città asiatiche che crescono velocemente, una uguale all’altra, caoticamente e per la distruzione dell’ambiente.

Ma forse il messaggio è un po’ più chiaro nel suo video Eating Landscape (nella foto sopra), dove non c’è il profumo di biscotti a confondere i neuroni.

Credits: all work by Song Dong; photos from BBC News, Metro.co.uk and Artnet.

Gradisce un pezzo di cornicione?

michelle wibowo Lo so cosa vi state chiedendo.

La signorina che addenta goduriosamente un pezzo di edificio vittoriano è troppo carina per essere un mostro.

Un’altra trovata di quei buontemponi della Pixar?

No, molto meglio.

Si tratta infatti della più grande riproduzione edibile di un quartiere mai realizzata, delle dimensioni di circa 1,5  metri per lato.

La monumentale opera, che ricostruisce l’intero quartiere della West End londinese è stata realizzata dalla strordinaria cake designer Michelle Wibowo.

west end cake

L’occasione era peraltro il 1.415 compleanno dell’ameno quartierino, esattamente un anno fa a quest’ora.

Il dolce, accuratamente diviso in 1.415 fettine (giusto per rimarcare il concetto)  è stato distribuito a negozianti e clienti.

Si ignora se sia stata data la possibilità di scegliere il pezzo preferito.

Già me lo vedo: cornicione o tetto? O forse il signore gradisce un pezzetto di bus?

Credits: photos from Michelle’s website and blog

Una fettina di Mies Van der Rohe?

chocolate-couch Nel Novembre dello scorso anno, al Rockefeller Center di New York si è svolto un cake party un po’ particolare.

Sotto l’egida di Kreemart, American Patrons of Tate e la galleria di arte contemporanea Haunch of Venison, gli astanti sono stati rifocillati con dolci creati da alcuni notissimi artisti contemporanei del calibro di Marina Abramovich e Mickalene Thomas.

Quello più stupefacente però è stato quello di Leandro Erlich.

Quello della foto.

chocolate-couch2

Sì, una replica perfetta della celeberrima sedia Barcellona di Mies Van der Rohe.

Insomma quella cosa marrone che ricopre la celeberrima sedia non è pelle, bensì una lussuriosa copertura di cioccolato.

E sì, sotto c’è un dolce.

L’idea dell’artista argentino è stata peralto eseguita magistralmente da Guido Mogni del Sant Ambroeus di New York.

Fenomenale.

Questa entra di diritto nei Food Styling Heroes.

chocolate-couch3 Credits: photos from Apartment Theraphy

Lesson #248 – Come si gioca col cibo (by Freymann & Elffers)

Freymann-ElfferConfesserò l’annoso dilemma che lacera il mio animo.

Sì, insomma, più o meno.

Nonostante l’ammirazione per questi signori, non mi sento di parlare di food styling in senso stretto.

E anche food design mi pare un po’ troppo.

La verità forse è un’altra.

La premiata ditta Freymann & Elffer si merita una categoria tutta per sé.

La questione è quale.

Food humour? Food divertissement? Humour food design? Food style with humour?

Mmmmh.

Freymann-Elffer2Secondo Barnes & Nobles, Saxton Freymann è il food artist del duo, oltre che un affermato fotografo e scrittore, mentre Joost Elffers è il creative producer.

Play with Food, il loro primo libro è stato pubblicato nel 1996.

Da allora, si sono susseguiti diversi libri sullo stesso tema che hanno venduto complessivamente oltre un milione di copie.

Mica male.

Quasi quasi li metto nei food artists.

Credits: photo by Freymann/Elffers @ Nouvelles Images

Intervista su Bang Art #6

Bang ArtUna segnalazione veloce ma molto gustosa.

Sul numero #6 dello splendido magazine Bang Art, dedicato al rapporto tra arte e cibo e attuamente in edicola, vi è un bell’articolo sulle Mademoiselles Gourmet, le giovin fanciulle che lavorano a metà tra cibo e arte.

Beh, ho l’onore di rientrare nel novero e l’ancor maggiore onore di essere stata intervistata dalla mitica rivista.

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