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Stanchi del gatorade? Provate con l’acqua all’hot dog
| March 9, 2011 | Posted by Roberta under Mai più senza |
Ci sono quei momenti in cui il corpo ha sete.
Provato dalla fatica.
Asciugato dallo sforzo.
Con un bisogno vitale di reitegrare vitamine e sali minerali.
Di cosa ha bisogno l’Uomo in questi momenti?
Ma è chiaro, no?
Una bella sorsata di hot dog, rigorosamente a garganella.
Ma perché non una bicchierata di pollo tandoori, di pizza al prosciutto, di goulash o di cheeseburger.
In tutto oltre 50 gusti, tutti in colori rigorosamente privi di connessione logica con il piatto che rappresentano.
Ladies and gentlemen, atleti amanti del junk food e incapaci di cucinare, viandanti dispersi nel deserto, ecco a voi Meat Water.
Ne avete timore?
Anch’io.
Per fortuna, secondo il Telegraph.co.uk si tratta di una bufala.
Come nel caso del sandwich-holder, non si trovano in vendita da nessuna parte.
Speriamo.
Credits: foto da dinnerinthebottle.com
Una colazione sul filo (interdentale).
| July 30, 2010 | Posted by Roberta under Mai più senza |
Questo oggettino sarà assai apprezzato dalle modelle e dagli individui perennemente a dieta.
Vuoi mettere?
Una bella colazione di quelle full fat, con tanto di bacon, caffè e pancakes a zero calorie.
E per giunta la benedizione del vostro dentista.
No, non è un sogno.
È una realtà solo appena appena bizzarra.
Il set di filo interdentale al sapore di colazione all’americana esiste e costa solo 12$.
Da FredFlare.com, il mio nuovo mito.
Credits: foto da fredflare.com
Food Horror: thisiswhyyourefat.com
| May 13, 2010 | Posted by Roberta Deiana under Kitchen trends |
C’è gente che mangia poco e ingrassa senza motivo.
Beh, avete presente i frequentatori dell’ameno sito thisiswhyyourefat.com?
Ecco, non è il caso loro.
I piattini che si preparano non sono esattamente minimalisti.
Anzi hanno creato un nuovo genere: il food horror.
Per esempio, i 6 petti di pollo fritto di Mr. Shazmodo, forse non ritenuti sufficientemente nutrienti da soli, vengono ricoperti di bocconcini fritti, chiusi in crosta e passati al forno.
Miss Bakerella, invece, non paga della sua deliziosa tortina al doppio cioccolato la ricopre di burro d’arachidi, cioccolato fuso e e panna e guranita con pezzettoni di cioccolato al burro di arachidi, senza temere complicazioni digestive.
L’entusiasta Miss Kara, si prepara una ineffabile casseruola di pane bianco imburrato ricoperto di prosciutto cotto e banane, poi di uno strato di formaggio cheddar, uno di bacon e patatine fritte sbriciolate e quindi completa con un mix di uova e panna e passa in forno.
E che dire dei donught farciti con un mix per brownie, nappati con cioccolatini cadbury fusi e glassa e serviti con dadini di torta fritti del sig. Edgemere?
Per non parlare della sig.na Lisa Juris e della sua torta marmorizzata completata con un’abbondante spaghettata di glassa al burro, polpette di brownies, sciroppo di fragola e zucchero a velo.
Ma soprattutto ci resta una fondamentale domanda senza risposta.
Che sostanze aveva assunto la sig.na Michaela quando ha pensato di farcire una megabarretta di cioccolato con del bacon e della salsiccia?
Non so come sia, ma mi sento già ingrassata.
Credits: nella foto un bouquet di rose di bacon (!) da thisiswhyyourefat.com
Bambola, ti porto a cena!
| December 28, 2008 | Posted by Roberta Deiana under Kitchen trends |
Ricordate quegli anni grigi della tarda infanzia in cui si cominciava ad avvertire il bisogno di qualcosa che non si sapeva bene identificare?
Finalmente qualcuno lo ha saputo decifrare.
In quel bisogno oscuro, qualcuno ha riconosciuto, con encomiabile certezza, la vitale necessità di una bambina grandicella di vestirsi come la sua bambola (e viceversa), di poter portarla dal parrucchiere o di farsi fare lo stesso taglio della sua amica di plastica e, naturalmente, di portarla a cena fuori, certa di trovare arredo e menù pronti ad accogliere entrambe.
Si tratta di American girl, uno shopping center specializzato nell’esaudire i desideri più nascosti delle fanciulle americane ancor prima che esse ne siano conscie.
Dopo cotanta fatica, le fanciulle possono rifocillarsi presso il bistrot annesso, dove troveranno un menù specialmente ideato per loro e le loro bambole, che, naturalmente, hanno il loro posto al tavolo con sedie e piatti adatti allo loro statura.
Sono previsti brunch, pranzo, tè pomeridiano e cena, con menù che prevedono uno sciupio di mini porzioni a forma di stelle, cuori, farfalle & c.
Tra i piatti più intriganti segnaliamo American Girl Pasta, panzerottini a forma di cuore ripieni di cremosa (sic) mozzarella su di un letto di farfalle alla panna accompagnate da stelline di toast al burro, dove, per meno di 2000 calorie, ci si mette in pari con la propria razione mensile di carboidrati in un colpo solo.
Inoltre, per le bambine sbadatelle che avessero dimenticato a casa la loro amichetta di plastica, è a disposizione un servizio sostitutivo, con tante amiche di plastica socievoli e beneducate, pronte a sostituire temporaneamte le titolari, per qualche spicciolo.
Come al solito, è tutto vero.
Mi raccomando, prenotazioni in anticipo.
Credits: immagine dal sito American Girl
Nuovi trend: le chef groupies
| October 29, 2008 | Posted by Roberta Deiana under Kitchen trends, Sex and the kitchen |
A New York è già pronta una bella infornata di celebrity chef di seconda generazione: trentenni fotogenici, tatuati, più o meno belli e dannati e già immortalati da amene pubblicazioni del calibro di Maxim in foto che dimostrano quanto in abiti civili i suddetti signori facciano la loro porca figura.
Come se non bastasse, il Daily News, con estrema professionalità, si interroga, oltre che sulle sorti del mondo, anche su temi di reale importanza, come per esempio quale sia lo chef newyorkese più sexy.
Lo stesso Time Out New York prende atto del fenomeno: la nuova generazione di cuochi fotogenici è in tutto e per tutto equiparabile alle rockstar, che se vogliamo oramai hanno tutte la loro bella età ed è tempo che lascino il posto ai giovani.
Insomma, è oramai cosa nota che tutti gli chef più in vista della città abbiano anche un bello stuolo di ammiratrici, peraltro molto poco interessate alla loro tecnica culinaria.
La solita attrazione femminile per il maschio celebre?
Forse, però le signorine in questione sembrano avere le idee chiare e sottolineneano ampiamente come le mani talentuose e le divise candide aggiungano incommensurabile fascino ai suddetti giovanotti.
Peraltro va detto che le medesime signorine trovano la divisa da chef piuttosto sexy, fornendo un’interessante testimonianza sulla pervasività del feticismo nella società contemporanea.
Bello.
Ma poiché è notorio che ciò che succede ora a New York succederà da noi almeno tra 10 anni, dovremmo aspettare un po’ per goderci questi bei panorami anche da noi.
Nel frattempo, tutti i cuochi della penisola che desiderino portarsi avanti, la t-shirt nella foto la trovano da zazzle.com.
Qualche buona ragione per andare a quel paese (arguto titolo # 3.712)
| May 12, 2008 | Posted by Roberta Deiana under Biblioteca, Buono a sapersi |
E l’idea che vi sta dietro è anche meglio: prendere il volo con la risibile scusa di seguire alcuni dei festival della frutta più popolari.
Certo, ci sono il suggestivo Festival dei limoni di Menton (16 febbraio – 5 marzo) e la bucolica Sagra delle fragole di Nemi (8 giugno).
Ma c’è anche chi ha deciso di dimostrare che frutta e verdura non sono roba da signorine.
Per esempio, La Tomatina, Buñol, Valencia il 27 agosto, la simpatica lotta con i pomodori che ogni anno polverizza 100 tonnellate di pomodori maturi e attira migliaia di curiosi, turisti e animi bellicosi.
E come scordare La battaglia delle arance di Ivrea (2-5 febbraio), che ricostruisce in pieno la furia popolare per l’esercizio dello jus primae noctis da parte di un signorotto locale.
Andato il signorotto, la furia è rimasta identica, a quanto ci dicono.
C’è anche dell’altro.
Accanto a qualche scelta filogicamente corretta, quale il festival della Granny Smith, a Sidney (20 ottobre) che ne celebra la accidentale scoperta, si trova anche qualcosa di sorprendente.
Come il festival delle ciliegie di Flicksburg, Zambia (20-22 Novembre), il festival dei limoni di Kachai, India (20 gennaio) e l’interessante Festival internazionale della noce di cocco di Haikou, Wenchang, Cina.
Ma come al solito gli Stati Uniti ci danno grande soddisfazione.
Oltre a coprire degli slot ingiustamente trascurati, quali la sagra delle noci pecan, a Mobile, Alabama (4-6 novembre), l’adeguato festival dell’ananas a Maui, Hawai (13 settembre) e l’imperdibile festival del pomodoro rosa, a Warren, Arkansas (13-14 giugno) , la fertile nazione oltreoceano ci offre innumerevoli sagre di arance, pesche, mirtilli, fragole, meloni e mele.
Qui di seguito le più interessanti.
A Hope, Arkansas (7 agosto) il festival del melone offre una eccitante gara di sputo dei semi, forse su imitazione della più celebre gara di sputo dei noccioli di ciliegia che ha reso famosa nel mondo la sagra delle ciliegie di Eau Claire, Michigan (5 luglio).
A Fallbrook, California, hanno pensato bene di strafare: il festival dell’avocado (13 aprile) include non solo le Avo olympics, ma anche una gara di sputo del seme dell’avocado. Per solutori più che abili.
Ci paiono degni di nota anche il suggestivo festival degli agrumi a Winter Haven, Florida (27 gennaio – 2 febbraio) con l’interessante elezione di miss Agrume 2008, il Cranberry Fest, a Eagle River, Wisconsin, (4-5 ottobre) con l’ambizioso progetto di preparare la cheesecake ai cranberry più grande del mondo e il Texas Blueberry Festival, a Nacogdoches (14 giugno), dove ci sarà l’ambita gara per il miglior gelato ai mirtilli.
Confessiamo invece un dubbio amletico.
Non riusciamo a scegliere tra alcuni festival della fragola.
Ci attira il sontuoso California Strawberry Festival, Oxnard (17-18 maggio) che offre, tra le innumerevoli attrazioni, la gara di torte in faccia, alla fragola, sia ben chiaro.
I soliti schizzinosi non si agitino: sono previsti asciugamani per tutti, alla fine.
Ma anche il giovane Newport strawberry festival, Rhode Island, con un’allettante specialità: la pizza alla fragola.
E che dire dell’ambizioso Festival delle fragole di Cedarburg (28-29 giugno) con l’interessante gara di palloni di chewingum alla fragola?
Questo, per esempio: che vi cediamo, e volentieri, l‘imbarazzo della scelta.
Quella schiaccianoci di Hillary…
| October 9, 2007 | Posted by Roberta Deiana under Mai più senza |
La creatività umana a volte arriva a vette talmente elevate che le parole non sono abbastanza.
E’ il caso dell’astuto uomo d’affari ideatore del popolarissimo e vendutissimo gadget, lo schiaccianoci a forma di Hillary Clinton.
Come ogni ricetta vincente che si rispetti, anche questa ha i suoi segreti:
a) lo humor è basato su un sottile e raffinatissimo doppiosenso per cui la buona Hillary è incontrovertibilmente un nutcracker, ovvero uno schiaccianoci, ma anche anche una rompipalle. In senso proprio letterale.
E infatti lo spot – e la parodia su Youtube – gioca senza ritegno su questa ambiguità.
Da qui lo slogan feel the squeeze, cioè: senti l’impugnatura, ma anche senti la stretta, e il giusto risalto dato alle stainless steel thights di Hillary, cioè le cosce d’acciaio dello strumento. O della signora.
(E poi dicono che in America non sanno fare satira politica. Superficiali.)
b) oltre alla simpatia della trovata, lo schiaccianoci pare che funzioni davvero.
E questo è ancora più affascinante.
Lo strumento è stato studiato a lungo per renderlo d’ acciaio e poderoso come l’immaginario popolare percepisce il carattere di Hillary.
Insomma, con soli $19,95 uno si porta a casa non una di quelle schifezze che si rompono nel giro di 3-4 noci brasiliane, ma un signor attrezzo con cui rompere tutte le noci che si vuole (anche quelle ufficiali, sul sito, $4.95 circa 250 g, un affarone), sentendosi à la page e spiritoso.
Capito? Uno schiaccianoci che funziona e che sopperisce al classico difetto degli schiaccianoci, cioè di essere dei semplici schiaccianoci senza fantasia.
Mi sto per commuovere.
Ho visto cose che voi foodies…
| March 30, 2007 | Posted by Roberta Deiana under Strano ma vero |

Qualche anno fa mi capitò di lavorare per dei clienti americani, forniti di una impressionante dispensa di commestibili made in U.S.A.
L’esperienza fu piuttosto istruttiva, specialmente dal punto di vista linguistico.
È sempre interessante scoprire come ogni lingua produca innumerevoli concetti peculiari del suo humus socio-culturale, concetti talmente complessi da non trovare traduzione precisa nella lingua di chi è estraneo a tale contesto.
Quello che loro chiamano Chicken Soup, per esempio, non riesco a renderlo se non con un perifrastico “preparato commestibile gelatinoso aromatizzato al pollo, dal curioso colore fluorescente“.
Il loro Fruit Drink si può tradurre alla lontana con “preparato in polvere per bibite, apparantemente al gusto alla frutta, disponibile in originali tonalità pastello“.
E via di seguito.
Ma quello che mi ha più insegnato, in questa esperienza, è la scoperta di come l’umano ingegno davvero non abbia limiti.
Leggere le ricette suggerite sulle confezioni di riso precotto o di pasta arricchita con vitamine, niacina ed acido folico mi ha aperto nuovi orizzonti.
Mi ha rivelato l’esistenza di galassie gastronautiche ignote e lontane, temerari confini che il mio pavido orizzonte tutt’oggi non ha ancora superato.
Come la Chicken Tuna Casserole, ricetta in puro stile futurista, di coraggiosa rottura con il passato.
Ancor più coraggiosa, vorrei sottolineare, visto che il suo potere eversivo non è rinchiuso in qualche tomo polveroso limitato agli studi specialistici di pochi eletti, ma è offerto generosamente a chiunque lo voglia cogliere, sul retro di una solo apparentemente modesta scatola di real American pasta.
Dopo aver lessato circa 400 gr. di pasta arricchita (vedi sopra), mescolare 1 lattina di Chicken Soup (vedi ancora più sopra) con 1 pacchetto di formaggio tipo Philadelphia. Mescolare bene, quindi cospargere con 2 scatolette di tonno al naturale sminuzzato. Spolverare con 40 g. di patatine fritte sminuzzate, quindi infornare a 180° per 20 minuti circa. Servire ben caldo.
Chissà come gongolerebbe Marinetti.







