Il Food al tempo del Salone del Mobile

Sollevamento cataloghi e riviste omaggio.

Marcia competitiva su marciapiedi stretti.

Tattica ninja al bancone del buffet.

Lettura di mappe incomprensibili.

Il salone è uno sport, a metà strada tra il triathlon e l’orienteering.

Ciononostante, anche quest’anno eravamo ai nostri posti di combattimento, pronti a perlustrare nuove declinazioni del food.

Quest’anno, pochi ma buoni.

Niente frisson proibiti, quest’anno, ma alcune belle conoscenze.

Il geniale progetto di Coloribo, il cibo multisensoriale di Bice Perrini, per esempio, che sicuramente  che conto sicuramente di conoscere meglio.

Ma anche il brillante Archichef Pasquale Pontillo, direttamente da Amsterdam, con cui ho avuto il piacere di chiacchierare sulle ultime frontiere del food design.

E infine un evento decisamente interessante, per chi ha il vizio del food design come la sottoscritta.

Food for Future, con la presentazione del lavoro di Diane Bisson e del suo edible project.

La Bisson, antropologa e food designer dell’Università del Design di Montreàl, ricerca sul tema dei contenitori per cibo edibili, anzi meglio: parte della ricetta.

Nello specifico, l’impegno è per produrre qualcosa che contenga il cibo “ma non sappia di cartone” (cit.), con l’idea di ridurre spechi e inquinamento.

Attendiamo con entusiasmo la prossima puntata.

Credits: immagine da Tokyo Mango

I biscotti-pantone. Non è proprio fame, è più voglia di qualcosa di design.

biscotti pantone

Guardate che meraviglia!

Una bella idea di food design, giusto in tempo per il mitico Salone: i fantastici biscotti-pantone, della designer Kim Creative Star!

Meravigliosi.

Se avete un amico designer o un’amica fashionista, o viceversa, adesso avete in mano un’arma per conquistarvi il loro amore eterno.

Potete ideare un tè delle 5 cromaticamente corretto, con biscotti finemente intonati al tè stesso, creando uno chic- issimo ton sur ton trimetilxantinico (che, diciamolo, nessuno ci pensa mai e i designer poi ci soffrono).

Oppure, dopo adeguato studio degli smalti limited edition di Chanel di quest’anno,  potete creare una varietà di biscotti nei colori su cui le vostre amiche fashioniste giureranno per i prossimi mesi.

Peraltro, quest’anno promette bene.

L’ostico Particulière è fortunatamente passè e il prossimo limited edition dovrebbe essere uno spensierato giallo Mimosa.

Inoltre, biscotti pantonepotete finalmente mostrare un po’ d’amore ai nostri amici designer.

Per quanti anni sono stati costretti a mangiare biscotti dalle forme vecchie di decenni, sorpassate, senza mai un’ombra di re-styling?

Nessuna meraviglia se sono tutti magrini e smunti.

Rendete loro l’appetito con dei biscotti nuovi ma familiari, rassicuranti ma spiritosi, buoni ma anche belli!

Potete già testarli in questi giorni di Salone, in cui i designer giovani ed esili si riversano in città in eleganti frotte.

Nel dubbio, io comincerei con quelli più carini.

Credits: foto da KimStar.com

Christopher D. Salyers. Mangiarsi l’uomo ragno in un kyaraben

Dicono che il cinema sia la settima arte, la fotografia l’ottava e il fumetto la nona.

Allora il Kyaraben deve essere la 9 e 1/2.

Nato come modo per incoraggiare i bambini giapponesi a mangiare le verdure, è diventata una vera e propria passione nazionale.

Ogni anno ci sono diversi concorsi, uno dei quali promosso dalla Sanrio.

Già questi, sono spettacolari.

Ma ancor di più quelli del food artist Christopher D. Salyers, che crea dei bento ispirati alla cultura pop occidentale.

Il suo libro, Face Food Recipes (Mark Batty Publisher, $14.95), raccoglie i più bei bento che abbia mai visto in circolazione, con tanto di ricette e istruzioni per realizzarle.

Ragazzi, che si sappia.

Mr Salyers è il mio nuovo eroe.

Credits: foto da MarkBattyPublisher.com

 

Epistemologia dello yogurt contemporaneo

Ho passato un sacco di tempo nei supermercati.

Li frequento da quando non si poteva ancora fare l’amore con il sapore.

Da quando il massimo della modernità era la focaccia precotta sottovuoto, pronta da infornare.

E soprattutto, da quando lo yogurt esiteva in solo due versioni: bianco e alla frutta.

Allora, lo yogurt serviva a chi era a dieta per fare colazione, e a chi non era a dieta per preparare una miracolosa torta volumetrica che riusciva anche ai casi disperati.

Quanto tempo! E quanta ingenuità!

Ora invece i supermercati sono posti che stimolano il pensiero filosofico.

E proprio dall’osservazione della fenomenologia dello yogurt contemporaneo ho appreso che è in atto una profonda mutazione.

Fate attenzione, tutti.

La Rivelazione del Potere Salvifico dello Yogurt è davanti ai nostri occhi, ogni giorno.

Non ve ne siete accorti?

Con un semplice barattolino, disponibile nei gusti più golosi, possiamo rinforzare il sistema immunitario, diminuire il colesterolo, rafforzare le ossa (e prevenire l’osteoporosi) o, a scelta, regolarizzare le funzioni intestinali.

Stupefacente.

Più o meno quello che ci si poteva fare già prima, ma con l’aggiunta di squisiti dolcificanti e soprattutto con l’ausilio di simpatici fermenti dai nomi benaugurali che ti senti meglio soltanto a leggerli.

Certo, tutti quanti specificano chiaramente, nel lungo elenco di ingredienti, scritto in in un comodo carattere punto 4 sotto la confezione, che il prodotto non sostituisce mica una dieta sana, nossignori.

Curiosamente, però, nessuno dice che è vero anche il contrario.

Che una dieta sana non ha di solito bisogno di alimenti arricchiti.

Che una dieta con il giusto apporto di fibre e movimento sbertuccia impietosamente il pur ameno bifidus actiregularis.

Che le sostanze aggiunte nei suddetti prodotti,  non sono sempre completamente assimilabili dall’organismo ed è necessario verificare anche il resto del loro apporto nutrizionale (es zuccheri, grassi).

Che il colesterolo, se non modifichi lo stile di vita, hai voglia a mandar giù stenoli vegetali.

E che se poi modifichi efficacemente lo stile di vita, che te ne fai dello yogurt anticolesterolo?

Sarà, ma i soliti malpensanti già spettegolano che così si incoraggia l’idea che questi prodotti siano curativi.

Che basta che compri quel prodottino lì e puoi evitare la dieta rigorosa e, chissà, magari anche le medicine.

Ma del resto si sa.

Sono tutti medici con lo yogurt degli altri.

Credits: foto da The Glamourous Housewife

Zo_loft. Se il cappuccio della penna diventa posata

Vi ricordate i bei vecchi tempi, quando ci masticavamo i cappucci delle penne sino a renderli delle sculture d’arte moderna?

Io, per esempio, posso vantare alcuni esemplari di scomposizione della materia che nemmeno il Burri più incendiario.

Tuttavia, non solo il mio talento artistico-masticatorio non è si è mai imposto all’attenzione della critica, ma nel frattempo i cappucci sono diventati obsoleti.

Superati.

Colpa dei ragazzi di Zo_loft.

Con il loro progetto Din-ink, nel 2008 hanno trasformato i cappucci delle penne in una brillante creazione di design. E hanno vinto il Macef – International Design Award, “Dining in 2015”.

Ora pare che sia anche entrato in produzione.

Certo, adesso chi glielo dice a tutti quei promettenti artisti parodontali?