Provato per voi: un mese da celiaca

Le farine sono creature misteriose.

Mentre noi le diamo per scontate, loro soffrono, amano e panificano per noi.

E, sì, patiscono il logorio della vita moderna.

A volte sono persino turbate da complessi di inferiorità. Si chiedono, angosciate: “Riuscirò a lievitare come le altre?” “Sarò in grado di soddisfare anche gli impasti  più esigenti?”

Mossi a compassione, alcuni generosi produttori fanno loro un’iniezione di glutine e fiducia, trasformandoli in super-farine che lievitano solo col pensiero.

Tutte bene, insomma.

A parte i soliti guastafeste, incapaci di godere di cotanta bellezza.

Come me, per esempio. Con la mia proverbiale mancanza di humour, quando mi imbatto nel pane sotto steroidi glutinosi, non emano gioia, bensì gluten sensitivity.

Niente a che vedere con la celiachia, che è una faccenda molto più seria e complicata. La mia è solo egoistica mancanza di comprensione verso le farine insicure, che devono gestirsi lo stress di  diventare  panini assertivi, capaci di reggere la dura vita da supermercato.

Peraltro poi lo sanno tutti che il pane buono a Milano oggigiorno si trova solo in poche aree protette dal WWF e a casa di Ci_polla. È colpa anche mia che sfido la sorte.

Infatti ho dovuto scontare: un mese di disintossicazione senza toccare glutine.

Nel frattempo però mi sono fatta una cultura sui prodotti per celiaci da supermercato. E  ho capito alcune cose:

1) Oltre al glutine, ai celiaci fa male la quantità di cibo.

Questo spiega i pacchetti sempre esigui: massimo 250 grammi di pasta, 150 grammi di biscotti, 100 grammi di crackers.

2) Gli alimenti per celiaci contengono qualche materiale prezioso che, per riservatezza, non viene indicato negli ingredienti.

Ciò spiega come dei prodotti industriali vengano a costare il doppio rispetto al loro equivalente glutinoso artigianale trafilato a mano in oro zecchino dalle antiche pastaie detentrici della ricetta da 7 generazioni.

3) I celiaci adorano la caccia al tesoro e i giochi di ingegno.

Questo spiega le dislocazioni creative dei prodotti suddetti, e persino le commesse, in verità abili animatrici stipendiate dal supermercato per sviare i clienti e rendere così la caccia più eccitante e divertente.
Io son stata fortunata e ne ho trovata una in gambissima che mi fa, astutamente: “Ah, sì, i prodotti per diabetici? Non li abbiamo.” Poi però li ho trovati nello scaffale a fianco: ragazzi, come mi sono divertita quel pomeriggio!

Dal lato gastronomico, però, è stata un’esperienza interessante.

Togliere il glutine mi ha stimolato la creatività. Mi aiutato a riflettere sulla differenza tra abitudini e Leggi Scolpite Nella Pietra.

Prima o poi queste Leggi ce le costruiamo su tutto, persino sulle ricette. Per fortuna, sono sempre e solo abitudini sedimentate nel tempo: niente che non si possa adattare, trasformare e persino migliorare.

In cucina, ma in fondo anche nella vita.

Credits: immagine da Celiac Teen

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  • Che bello questo mese gluten free: un vero inno al cambiamento delle abitudini che si possono certamente trasformare, ma molti hanno bisogno di uno stimolo per farlo.
    Grazie, Roberta,
    ib

  • Ciao Irene!
    Sí, e anche che i cambiamenti portano cose buone, e che le abitudini sono solo abitudini, niente di sacro. 🙂
    Ma tu le sai benissimo!
    Grazie a te per il tuo splendido lavoro :-*