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Ratatouille, ça va sans dire

Ve lo diciamo subito: questo film è delizioso.

Non tanto e non solo per il tema trattato, che come si potrà evincere dal contesto, ci è particolarmente caro, ma anche per l’impeccabile realizzazione tecnica.

Le vicende del topo Remy, aspirante cuoco, oltre che gustose sono davvero ben realizzate. La cucina è perfetta; alimenti, processi di cottura sono rappresentati molto fedelmente, e perfino i rifiuti sono ineccepibili.

Cotanta perfezione, ovviamente non è un caso.

Sbirciando tra i titoli di coda si scopre che nel cast c’è anche uno chef consulente Thomas Keller (autore anche della strepitosa ratouille finale) e numerosi sono i ristoranti (tra cui la Tour d’Argent) a cui vanno i ringraziamenti della produzione, non certo per il catering, e facendo un po’ di indagini si scopre che 43 membri dell’equipe tecnica (disegnatori, animatori, decoratori e persino il regista) sono stati mandati a scuola di cucina.

Il cibo, sia nella forma di ingredienti crudi che di ricette realizzate e impiattate, è state fotografato e catalogato come riferimento e gli artisti della pixar hanno studiato persino il processo di decomposizione dei cibi per darne una resa grafica ottimale.

La consulenza di mani esperte si sente lungo tutto il film, dalla lezione sulla gerarchia all’interno della cucina, all’impiattamento delle vivande, sino alla zuppa iniziale salvata da Remy, il topo chef, di porri e patate.

Stupendo anche il cameo di Gualtiero Marchesi che si è simpaticamente prestato a doppiare l’ispettore sanitario Lessard.

In tutto questo, il film è una bella favola sull’importanza di seguire i propri sogni, ambientata in una Parigi sfolgorante sotto forma di metafora gastronomica.

Un film veramente godibile da tutti, amanti della cucina inclusi.

fonte: pixar

4 thoughts on “Ratatouille, ça va sans dire

  1. Signora mia, sarei andato comunque a vederlo per “dovere”, ma dopo questa recensione ci andrò vieppiù per “piacere”.
    La mia signora, signora mia, la saluta. Mi porterà al cinema con la speranza che prima o poi anche a me venga lo sghiribizzo di preparare qualche pietanza per cui non sia sufficiente aprire una scatola di latta.

  2. Dottore, che piacere!

    Benché di certo Lei avrà modo di valutarne maggiormente e con più perizia le qualità artistiche del suddetto film, imperocché credo che avrà modo di riceverne gran diletto.

    Porga i miei saluti più cari alla sua signora e, in caso il film fallisca nello stimolare il Suo amore per la cucina, le ricordi che vi è pur sempre quella ridente cittadina nel sud della Francia che da tempo immemore arreca grandissima ispirazione a chi ne abbisogni.

    I miei ossequi

  3. Oh, finalmente: visto ieri!
    A parte che è bellissimo, mi chiedo per quale inesplicabile ragione ho piangiucchiato per buona parte del film.

    Le cipolle, già, le cipolle.

  4. Secondo me è Parigi.

    E’ sempre colpa di Parigi.

    E anche se non lo è davvero, dirlo fa chic, e non impegna.

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