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Antipasto: degustazione di F.A.Q. assortite

Naturalmente, mi rendo conto che il mio lavoro possa stimolare qualche domanda. Un po’ perché è poco comune, un po’ perché tutte queste definizioni in inglese fanno trendy ma aumentano la confusione. Ecco le più frequenti:

#1 Perché Food Expert?
La verità? Si tratta di un mio bisogno di sintesi. Ne converrete, è più comodo che ripetere tutta la litania di personal chef, traduttrice, food stylist etc. La definizione, peraltro, sarebbe oltremodo chiara e filologicamente corretta se fossimo in un paese anglossassone, ma da noi, effettivamente, genera un po’ di confusione. In realtà, benché anglofila dichiarata, non disdegnerei esprimermi nella mia lingua materna. Quando codesta genererà i vocaboli adeguati sarò la prima ad adottarli, promesso. Perbaccolina!

#2 Che cos’é un personal chef? (trittico)
Mumble mumble. Dicesi personal chef un baldo giovane o una balda giovinetta (il mio caso) che si rechino presso le abitazioni altrui e ivi cucinino piatti prelibati per allietare la mensa dei padroni di casa e dei loro ospiti.
Come un catering, insomma?
No, non proprio. Il cibo del catering viene realizzato in un altrove indefinito, in un intervallo spazio-temporale X, mentre un personal chef prepara il tutto sotto al momento – siori e siore non c’è trucco e non c’è inganno – con il benefit di assistere alla preparazione dei piatti e carpire qualche trucco del mestiere.
Ho capito! Come quello della pubblicità della birra!!
Si, come lui. Solo che in quella deliziosa valigetta non ci possono stare sufficienti birre per tutti i suoi ospiti, checchè ne dica il simpatico giovanotto. E poi, anche se non è abbastanza figo da metterlo in evidenza nello spot, di solito la spesa la si fa noialtri: la qualità delle materie prime non è un dettaglio secondario: può decidere della riuscita di un piatto!
Altro che valigetta! Sacchi e sacchi di spesa!!
Sennò me andrei anch’io a far la ganza sul vespino!

#3 Che cosa vuol dire food stylist? (secondo trittico)
Yeah. Per solutori più che abili. Ovvero, come tradurre qualcosa che non ha traduzione evitando una perifrasi chilometrica. Impegnativo.
Diciamo che tutte le foto di cibo nelle riviste, nelle pubblicità e nei libri di cucina, che hanno quell’aria così fresca e spontanea, stile toh, ho cucinato questo piattino quasi sovrappensiero, tutte queste foto, non sono solo ragionatissime, ma soprattutto sono realizzate espressamente da un team di professionisti, così composto: fotografo, stylist e food stylist (o home economist).
L’apparente leggerezza del risultato non tragga in inganno: c’è parecchio lavoro dietro. Il fatto che non si intuisca è un buon segno della sua qualità.
La mia parte, nel suddetto team, è di relizzare del cibo, per così dire, fotogenico.
Ah. quindi è cibo vero?
Molto spesso si. Vero, commestibile e pure piuttosto buono. Ma non sempre. Quando sembra troppo buono, di solito, è finto.
Ma dopo che avete scattato tutto quel cibo lì, che fine fa?
Questo è un argomento che sta a cuore a molti. Mi sento di rassicurare tutti quanti: di solito finisce in buone mani. Le nostre. Funge da cena dopo una giornata di duro lavoro a sistemare sul set i suddetti piatti, o a guardarli dall’altra parte dell’obiettivo. Deve essere proprio una ciofeca per buttarlo via tout court.
Siam mica matti.

Dopo le F.A.Q. più tecniche, arrivano di solito quelle più personali…

#4 Come fai a non ingrassare con il lavoro che fai?
Eh. Bella domanda. Credo che ad un certo punto subentri una sorta di riassorbimento di quello spirito atavico che ci spinge ad mangiare anche senza fame solo perché il cibo è davanti a noi. Non è ironia. L’ho letto da qualche parte: è una istruzione scritta sul nostro DNA, che risale a quando i nostri progenitori, parecchie migliaia di anni fa, vivevano del cibo che raccoglievano.
Ad un certo punto, però, è come se il cervello finalmente registrasse che c’è un mucchio di cibo a disposizione nell’universo e che, per il momento, non vi è pericolo alcuno di carestia. Così si rilassa e può permettersi pure il lusso di mandare impulsi del tipo: Focaccia al burro con uvette e cannella= non necessaria! Cake fondente al cioccolato e noci pecan= non necessario! Cotenna di maiale al cumino in crosta di cioccolato= non necessaria! (*whew*)

#5 Mi consigli una dieta?
Non mi occupo specificatamente di nutrizione. Però bazzico spesso e volentieri la cucina naturale e mi interessa la cucina leggera che soddisfi ma non nuocia. Quindi, o povera/o sventurata/o che mi ponesti la domanda, vi è una risposta ai tuoi interrogativi. Se sei sicura/o di volerla sentire, leggi sotto, sennò passa pure al post successivo.

1) Attenti agli zuccheri nascosti. Lo sapete che c’è zucchero persino nei sughi pronti e nei legumi in scatola? E che in una lattina della nota bibita a base di semi di cola che allegramente scodelliamo ai nostri cuccioli di uomo c’è l’equivalente di 6-dico-6 cucchiaini di zucchero?

2) Attenti ai grassi invisibili: è inutile tagliare l’olio nell’insalata e poi assumere una svalangata di grassi inutili tra prodotti da forno (crackers, grissini, biscotti) o salse unte o l’immmancabile formaggio grattugiato. E ancora, limitate formaggi e salumi: non sono saporiti per una qualche misteriosa alchimia. Il loro segreto si chiama grasso e sale.

3) Mangiate il più possibile cibo cucinato fresco, consumate cereali integrali, riducete le proteine animali a settimana e aumentate il consumo di frutta e verdura fresca e cotta (per qualcuno, in realtà, si tratta di inserirle nellla prpria dieta).

Uffa, ho appena apperto il blog e già comincio a fare la noiosa. E mi son pure trattenuta!
È rischioso farmi questo genere di domande.
Avvisati.

P.S.: SHARING IS SEXY! ^__^
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One Response to Antipasto: degustazione di F.A.Q. assortite

  1. E complimenti anche per il blog! Mi piace molto come scrivi, semplice, lineare, efficace e con un pizzico di ironia speziata… proprio come la tua cucina :)
    Grazie ancora per la deliziosa cena dell’altra sera. Spero di ri-incontrarti alla presentazione del libro a Cagliari.

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